I tempi di attesa per una consulenza sono di 3/4 giorni circa. Contattami subito! Non ti impegna e non perdi tempo
Home/SVILUPPO DEL BAMBINO/Il bambino perfetto: tra aspettative e realtà

Il bambino perfetto: tra aspettative e realtà

In questo articolo vi mostro quali sono le aspettative più comuni di noi genitori, perché sono tanto controproducenti e come far fronte al nostro bimbo reale.

Dì la verità, non te lo aspettavi vero? Che sarebbe stato tanto difficile. Ma, soprattutto, così tanto diverso da come te lo immaginavi? Già. Ci caschiamo tutte. Non solo nell’immaginario di mamma perfetta, ma anche in quello del figlio perfetto, che fa ciò che abbiamo previsto, quando lo abbiamo immaginato, nei modi che noi crediamo essere i migliori. E che delusione e quanta fatica, quando si scopre che non è così!

Come evitare aspettative irrealistiche e vivere meglio

Neonato: “non mi aspettavo che sarebbe stato così faticoso! E’ estenuante”

Di fronte ad un neonato ci si aspetta che mangi e dorma. E fin qui tutto bene. Ma come mangia, in quanto tempo, come digerisca, come si addormenta e quanto dorme, sono tutti fattori variabilissimi, che incidono profondamente sulla relazione genitori/bimbo. L’accettazione serena di un tempo dedicato esclusivamente al neonato, alla propria maternità, al proprio puerperio, danno un valore positivo a questo periodo e a tutte le variabili che esso porta con sé. Soprattutto se inaspettate. Sembra facile, ma imparare a vivere una nuova realtà richiede molta flessibilità e capacità di adattamento che non sono sempre scontati. Fatevi aiutare! Anche solo confrontandovi con altre mamme.

Ad un anno: “il mio bambino non cammina ancora, mangia pochissimo, non dice mamma!”

Da un bambino di un anno ci si aspetta che gattoni, cammini, giochi da solo per un po’ di tempo, inizi a dire le prime paroline, mangi tutta la pappa, si addormenti da solo nel proprio lettino… una serie di cose che solo a scriverle mi è venuta l’ansia! Quante cose! Povero piccino…! La velocità con cui crescono ed evolvono è altissima, le tappe da raggiungere sono incredibili, paragonati alla nostra lentezza di adulti. Ma, immaginiamoci quanto lavoro interiore devono fare, quante prove, quanta sperimentazione per arrivare a tanto. Forse anche troppo. Per questo motivo, solitamente, la Natura lavora prima su un fronte e poi su un altro. Ed è quindi difficile che tutto questo venga raggiunto nello stesso preciso momento. E’ più probabile che prima inizino a gattonare ed alzarsi in piedi, e poi, dopo, inizino le prime paroline; o viceversa. Ci sono tanti bambini che impiagano mesi per raggiungere una tappa e poi iniziarne un’altra. Altri poche settimane. E va bene così!  Sono più le nostre ansie da prestazione (e di essere state delle brave mamme) che ci inducono a correre troppo in fretta. Ma, tanto più mettiamo fretta al nostro bambino, tanto più otteniamo l’effetto contrario. Se avete dubbi potete chiedere un’osservazione specifica dello sviluppo del vostro bimbo e valutare insieme come poterlo aiutare a maturare queste competenze con più facilità. (vedi la consulenza pedagogica)

A due anni: “non avrei mai immaginato questi capricci. Ho fatto risposto a tutti i suoi bisogni con dedizione…”

La definizione “terrible two” è chiara e tutti noi sappiamo che è fisiologica. Ma, ogni volta che si presenta, ce ne stupiamo. Come se fosse in nostro potere evitarla, come se fosse colpa nostra quando avviene. Ci informiamo su tutti i metodi possibili per eliminare i capricci, per non far piangere i nostri bambini, per non creare mai un conflitto, convinti di fare il loro bene. In realtà, è molto più probabile che stiamo facendo di tutto per evitare di sentirci un fallimento. Perché quando un “capriccio” arriva, noi ci sentiamo totalmente inadeguate e sotto spietato giudizio. La frase:  “Che bambino maleducato! Si vede proprio che la sua mamma non lo segue a dovere”, è lapidaria. E non c’è bisogno che qualcuno la verbalizzi, spesso la si legge negli occhi  di chi assiste alla scena. Sbattere e i piedi e buttarsi per terra è una tipica manifestazione dell’età, così come urlare sul pianerottolo e impuntarsi per non voler uscir. Ma se le crisi sono più o meno uguali per tutti i bambini, ogni mamma le vive in modo diverso: c’è la mamma che non si scompone nemmeno un po’, che guarda suo figlio aspettando che la crisi di rabbia passa,  per poi abbracciarselo felice. E c’è chi va in crisi profonda, piangendo ed urlando più di suo figlio. Forse  il problema non è la crisi , o l’età, o l’educazione… bensì le emozioni, i vissuti, le mie aspettative da mamma perfetta, che emergono e agiscono negativamente. Lavorare sulle nostre emozioni, confrontarsi con qualcuno, trovare strategie di risposta a questi momenti di crisi, possono cambiare la vita. (iscriviti alla mia newsletter, sarai informato sui prossimi corsi che terrò proprio su questo tema!)

A 3 anni: “mi aspettavo che andasse all’asilo così sereno e invece…”

Ci si aspetta che vada alla scuola dell’infanzia, con tanta voglia di socializzare, salutandoci allegramente, che faccia lavoretti perfetti, non si faccia mai la pipì addosso e si comporti bene con tutte le maestre e tutti i compagni. Questo ci renderebbe sicuramente la vita molto più facile e, diciamocelo, ci farebbe fare anche un’ottima figura! Invece, spesso e volentieri non è così. “Ho sbagliato tutto? E’ mai possibile che la maestra mi dica che l’ho reso troppo dipendente da me? Avrà poppato per troppo tempo? Sono troppo ansiosa? Sicuramente risente dei miei errori. Avrei dovuto fare diversamente. Sono un fallimento”. E alla fine, si arriva sempre a quel pensiero lì… E se invece di pensare di aver sbagliato tutto, iniziassimo a pensare che il nostro bimbo ha solo bisogno di un po’ di tempo. Di qualche conferma e di premurosa accettazione? La realtà è che a 3 anni, un bambino, per quanto abbia voglia di incontrare coetanei e stare in compagnia, non è sempre pronto ad affrontare 25 e passa bambini, di età diverse, con inclinazioni, caratteri e comportamenti diversi da quelli cui è abituato. Il distacco dalla mamma è pur sempre un distacco, e la fatica spesso si fa sentire. Ci sono bambini che hanno bisogno di tempo, bambini che preferiscono stare da soli ad osservare il contesto prima di entrare nella mischia, bambini che non sanno come chiedere le cose o come gestire gli inevitabili conflitti, e hanno bisogno di qualcuno che gli mostri come fare, che faccia da mediatore, che lo accompagni nel gruppo e nelle attività. Rilassarsi noi per prime, accettare la fatica dei primi tempi, dargli fiducia e concedergli tempo, con un sorriso, grande stima e rimandi positivi, sono spesso il primo balsamo guaritore. Per loro, ma anche per noi.

Insomma. Ad ogni età le aspettative sono altissime e i condizionamenti anche di più. Siamo vittime del nostro stesso perfezionismo. Già lo sai che la mamma perfetta non esiste, ma non esiste neanche il bambino perfetto. Rilassati e inizia a goderti la meraviglia che è!

Iscriviti alla newsletter adesso. Nel prossimo editoriale, in arrivo a fine mese, troverai altri 6 consigli pratici per non rimanere invischiata nella trappola del perfezionismo e vivere più serena

Scrivi un commento