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La spirale dello sviluppo infantile e le fasi regressive

Rythmic_gymnast_by_Ilgar_Jafarov

Mi piace pensare alla crescita di un bambino come ad un movimento a SPIRALE : non è un movimento lineare, costante, ma, nel suo salire, nel suo progredire, sembra talvolta compiere un movimento REGRESSIVO.  Il punto è che queste fasi sono molto DISORIENTANTI.  Per lui, ma soprattutto anche per noi genitori.

Che significato hanno queste fasi? Come affrontarle e superarle? Scopriamolo insieme.

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Se la parola sviluppo  ci svela la metafora di una piccola matassina, presente nell’intimo di un bimbo, da sbrogliare gradualmente sotto i nostri occhi meravigliati e attenti, mi piace pensare alla crescita di un bambino come ad un movimento a spirale.  (leggi anche: http://latte-materno.com/sviluppo-motorio-neonato/)

Non è un movimento lineare, costante, sempre uguale e a se stesso e agli altri. Non segue sempre la stessa forza, la stessa velocità, lo stesso tragitto. Ma, nel suo salire, nel suo progredire, sembra anche tornare indietro.  Ogni tanto, nella sua rotazione, compie un movimento regressivo, quasi fosse indecisa sul suo proseguire. C’è forse paura? Si intravede una certa consapevolezza? Quasi un eccesso di responsabilità? O forse, semplicemente, c’è bisogno di ripassare, provare e riprovare, tutti i passaggi, ancora una volta, l’ennesima volta… per essere davvero sicuri che la direzione intrapresa sia quella giusta? Per non rischiare di aggrovigliare la matassa e creare nodi dolorosi?

Una volta tornati un poco sui propri passi, il bimbo, infatti, si accorge che il livello di comprensione di se stesso e del mondo che lo circonda, è ormai diverso, più elevato. E una volta verificato, ricontrollato, compreso che va tutto bene, che la spinta a proseguire è cosa buona e naturale, che andare avanti non significa perdere ciò che si è seminato, ciò che è stato costruito, i legami che sono stati intrecciati, allora, e solo allora, la spirale potrà proseguire, andando oltre, salendo ancora e ancora.

Come vivono i genitori queste fasi regressive?

Il punto è che questi momenti regressivi sono un po’ disorientanti. Per lui, ma soprattutto anche per noi genitori. Spesso non li si comprende. Appaiono come intoppi complicati, come un inversione di marcia irreversibile e deleteria, quasi un fallimento. E ci si ritrova a combattere strenuamente contro queste manifestazioni imprevedibili e inaspettate.  I bimbi possono vivere questi momenti di disorganizzazione e disorientamento, con un po’ di ansia e di paura, talvolta con rabbia e frustrazione. Anche loro non si rendono conto bene di cosa stia succedendo… e ci chiedono aiuto. Ci guardano negli occhi e piangono, urlano, si arrabbiano, non dormono, non mangiano, hanno paura.

E noi dobbiamo rispondere. Ma come? Ci sembra di non avere strumenti, di “non riconoscerli più”, di “non riuscire a leggere i loro bisogni e comportamenti”, e  ci sentiamo fragili, inermi o inetti di fronte a certe nuove manifestazioni.  Talvolta questa frustrazione, questo “non sapere cosa fare” ci fa davvero arrabbiare. Le proviamo tutte, ma sembra che nulla funzioni. Ci incaponiamo, cerchiamo di proseguire dritto di fronte a noi, come se quella matassa dovesse, assolutamente, muoversi in senso rettilineo e sempre uguale. Prendiamo il filo tra le mani e cerchiamo di piegarlo al nostro volere, o meglio, alle nostre aspettative, e a quelle che un qualche condizionamento mentale ci propone.

Ed è così che quando il nostro bimbo di 8/9 mesi, ci si aggrappa disperatamente al collo, senza poterlo lasciare un attimo, nemmeno alla persona a noi più vicina, pensiamo di aver sbagliato tutto. Di avergli dato troppo e non averlo aiutato a distaccarci da noi fin dai primi giorni. E rispondiamo alle sue richieste di riavvicinamento, con opposto tentativo verso il distacco, quasi con una forzatura all’autonomia, come a voler recuperare un nostro precedente errore. E andiamo in crisi nera quando, a 14/17 mesi, i risvegli notturni aumentano a dismisura, proprio mentre stiamo risistemando casa o costruendo la cameretta nuova con annesso lettino lontano dalla camera di mamma e papà… proprio quando pensiamo di “essere fuori dal tunnel” e di poter avere a che fare con un bimbo ormai grandicello… 

Sono comportamenti totalmente inaspettati e quindi, non accettati.  Ci sembrano quasi una presa in giro. Quasi come se, ogni volta che si intravede la tappa successiva nel nostro schema mentale, essa venga sistematicamente disillusa, sconfessata. E’ sfinente. E’ frustrante.

Come i bambini affrontano queste regressioni?

E la cosa drammaticamente buffa che succede, è che proprio mentre noi siamo nel pieno di una nebbia di frustrazione e impotenza, il bambino, il nostro piccolo un po’ agitato e un po’ affranto, sa invece già benissimo dove deve andare. Lui conosce la strada che sta percorrendo il suo filo. Lui conosce il giro che sta per compiere ed il balzo evolutivo che sta per fare. Lo ha già ben in mente e dentro al suo cuore. E’ che ha paura.

Non cerca una strada o una direzione da noi.  Non cerca una guida, un indicatore, un vigile che gli indichi cosa fare e come farlo. Non è di questo ciò di cui ha bisogno. Lui sta solo cercando una conferma. Conferma del vostro amore e della vostra presenza.

E’ come se stesse per fare un salto da un trampolino altissimo e un attimo prima di quel balzo cercasse i vostri occhi rassicuranti, il vostro sguardo pacato e sereno a trasmettergli quella forza e quella energia che lo spingeranno a buttarsi e a riuscire nella sua impresa. Sono quegli occhi lì, quelli che lui cerca quando si aggrappa al vostro collo, quando vi cerca di continuo la notte, quando non riesce più a mangiare seguendo i nostri dettami. Lui cerca solo  una presenza serena e rassicurante.

Come superare le fasi regressive?

Quanto più annaspiamo alla ricerca di una via, quanto più cerchiamo di raddrizzare quel filo, quanto più pressiamo il bambino a crescere, ad andare avanti, a saltare a forza dal quel trampolino… e tanto peggio facciamo.  Purtroppo è facile cadere in questo meccanismo, anche senza volerlo. Ma la stanchezza, la fatica del tornare indietro, la frustrazione nel dover semplicemente accettare ed accogliere questa situazione, ci confondono e ci innervosiscono ancora di più. Talvolta ci troviamo perfino a lottare contro noi stessi e i nostri contraddittori ed opposti istinti di accoglienza ed emancipazione.

Non sono sicuramente dei periodi  facili da vivere, anche perché spesso sono lunghi, altalenanti e si incrociano con altri momenti cruciali della nostra vita (come il rientro lavorativo o una seconda gravidanza, ad esempio..).  E non ci sono ricette facili e preconfezionate che funzionano sempre. Perché, in realtà, non c’è nulla che deve “funzionare”, o meglio… non c’è e non ci deve essere nulla ad impedire di vivere queste fasi. Perché sono fisiologiche ed estremamente utili per il bambino. Negarle, impedirle, sarebbe impossibile, se non deleterio. Piuttosto, è più utile lavorare seriamente dentro di noi, leggendo il nostro cuore, sapendo riconoscere e imparando a gestire la nostra rabbia, la nostra stanchezza, la nostra fatica e non confondendola con quella del nostro bambino, che, semplicemente, richiede la nostra presenza.

Sicuramente, man mano che questi momenti arrivano, impareremo sempre meglio a riconoscerli, ad affrontarli e a lasciare che passino, senza eccessivi drammi o lotte familiari dolorose. E sempre più facilmente impareremo anche ad apprezzarli, come fossero un nastro di ginnastica ritmica, e, il bambino, l’atleta che muove a spirale il suo magico attrezzo, colorando le nostre vite di meravigliose coreografie .

PER APPROFONDIRE: www.touchpoints.org di Berry Brazelton

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febbraio 27th, 2017|Categories: ALLATTAMENTO, PEDAGOGIA, VITA DA MAMMA|Tags: , , , , , |Commenti disabilitati su La spirale dello sviluppo infantile e le fasi regressive