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Raccomandazioni OMS sullo svezzamento

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità, ancora nel 2011, ribadisce le sue raccomandazioni in termini di nutrizione infantile. Tra cui: (ne riportiamo solo alcune)

  • dare il latte materno a richiesta ed esclusivo fino ai 6 mesi
  • offrire altri alimenti complementari a partire dai 6 mesi, benchè “se lo sviluppo continua ad essere adeguato, potrebbe non essere necessario introdurre altri alimenti, fino a sette o otto mesi”, Gli alimenti complementari possono essere classificati in: – Alimenti di transizione (passati, in purea, semisolidi), alimenti cioè appartenenti a specifiche categorie ma adattati per andare incontro alle particolari esigenze nutrizionali e fisiologiche del lattante. – E Alimenti familiari, basati su una dieta familiare varia ed equilibrata, con qualche piccolo adattamento.
  • Gli alimenti di transizione e gli alimenti familiari devono entrambi provenire dalla dieta familiare, se questa è varia ed equilibrata, con un sufficiente contenuto di energia, proteine e micronutrienti, ed è adattata alle competenze che un bambino acquisisce mentre cresce e si sviluppa. Il passaggio dal latte materno agli alimenti di transizione, fino alla completa integrazione nella dieta familiare con la cessazione dell’allattamento al seno, dev’essere graduale.
  • continuare a dare il seno, insieme agli altri alimenti, fino ai 2 anni o più. Il latte materno deve rimanere la fonte primaria di nutrienti per tutto il primo anno di vita. Durante il secondo anno, saranno invece gli alimenti familiari a diventare gradualmente la prima fonte di nutrienti. Il latte materno è raccomandato fino ai 2 anni e oltre se mamma e bambino lo desiderano.
  • variare gli alimenti. I genitori devono essere rassicurati sul fatto che il rifiuto di nuovi alimenti è normale. I cibi devono essere offerti ripetutamente poiché quelli che sono inizialmente rifiutati saranno spesso accettati in seguito. Se il rifiuto iniziale è interpretato come definitivo, probabilmente quel cibo non sarà offerto di nuovo e l’occasione per stabilire un’ampia gamma di esposizione ed accettazione di nuovi alimenti e sapori sarà persa. I bambini allattati al seno possono accettare altri alimenti più rapidamente di quelli alimentati artificialmente, dato che sono già abituati ai profumi ed ai sapori della dieta familiare veicolati dal latte materno. L’uso di alimenti complementari di origine industriale può ritardare l’accettazione della dieta familiare e costituisce un onere non necessario per il bilancio familiare.
  • dare il seno prima degli altri alimenti così che la madre continui ad avere molto latte
  • A circa sei mesi, la maggioranza dei lattanti possono star seduti con un sostegno e possono “pulire il cucchiaio” con il labbro superiore, piuttosto che limitarsi a succhiare alimenti semisolidi. A circa otto mesi, i bambini sviluppano una flessibilità della lingua sufficiente a permettere di masticare ed ingerire cibi più solidi e densi in maggiore quantità. Dall’età di 9-12 mesi la maggior parte dei bambini posseggono le abilità manuali per alimentarsi da soli, per bere da una normale tazza afferrandola con due mani, e per mangiare il cibo preparato per il resto della famiglia, con adattamenti minimi come il tagliare il cibo in pezzi che possano essere masticati, presi da un cucchiaio o afferrati con le dita. É importante, per ragioni nutritive e di sviluppo, dare al bambino cibi appropriati per l’età, della giusta consistenza e nel modo corretto
  • Chi assiste il bambino dev’essere sicuro che questi sia capace di autoalimentarsi nei modi e nei tempi previsti e deve dargli l’opportunità di sviluppare le necessarie abilità motorie. I bambini tendono all’indipendenza e possono mangiare di più se è loro permesso usare le abilità appena apprese di pigliare il cibo con le dita. Un’atmosfera comoda e rilassata durante i pasti facilità buone pratiche alimentari ed offre l’occasione di interagire socialmente e di sviluppare abilità cognitive. Se chi si prende cura del bambino reagisce ai possibili rifiuti di alimenti adattandovisi, con garbati incoraggiamenti e senza litigi, questi episodi saranno passeggeri e non inficeranno un adeguato consumo di alimenti. Una certa regolarità negli orari e nei luoghi dei pasti, con un tempo sufficiente e indisturbato per mangiare, è importante per garantire che i pasti siano gradevoli e che il consumo sia adeguato.

Riflessioni personali:

allatamento bimbo grandeLa raccomandazione che più mi interessa sottolineare è questa : “dare il seno prima degli altri alimenti così che la madre continui ad avere molto latte”.  Questo è quanto di più lontano possa esserci dalla nostra classica cultura dello svezzamento. Per svariati motivi, soprattutto legate a passate azioni di marketing (anche nei confronti della classe medica), il nostro pensiero comune prevede che all’introduzione delle “pappe” debbe seguire, di conseguenza, l’abbandono progressivo delle poppate e quindi del latte materno. Il “bambino bravo” è il bambino che mangia tutta la “pappona” preparata con farine precotte ed omogeneizzati, non poppa più al seno e dorme tutta la notte! Senza entrare in merito a considerazioni psicopedagogiche sull’argomento, basta rileggersi queste linee guida per rendersi conto di quanto sia assolutamente non fisiologico e irrealistico quel tipo di bambino. La poppata quindi non solo dovrebbe rimanere e non “per forza” essere sostituita, ma addirittura dovrebbe essere stimolata, proposta e mantenuta proprio per garantire una continua e abbondante produzione di latte fino ai due anni.  E’ ovvio e scontato che bisogna sempre seguire la richiesta del bambino, che saprà quindi prendere più o meno latte e/o più o meno cibo solido, a seconda dei suoi bisogni e desideri in quel momento. La gradualità rimane la parola d’ordine ancora per molti mesi. Quando, il bambino, per sua stessa natura, arriverà a privilegiare i cibi solidi normalmente consumati dalla sua famiglia

vedi Video con le principali raccomandazioni OMS: clicca qui

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