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Ruolo dell’adulto nello sviluppo del bambino

famiglia in camminoQuanto istinto c’è nello sviluppo di un bambino? E quanto è importante il ruolo dell’adulto? Deve essere un ruolo attivo o passivo? Meglio lasciare che facciano da soli o intervenire? Probabilmente entrambi, ma la discriminante del tempo è fondamentale.  Vi spiego perché, lo sviluppo del bambino, da una certa età in poi, non vive più solo di istinti, ma necessita di una guida, e di una mediazione con la ragione. 

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Il ruolo dell’adulto evolve insieme alla crescita del bambino

Quanto più sono piccoli, tanto più l’istinto predomina ed il ruolo genitoriale deve essere passivo; al contrario, tanto più crescono, tanto più l’istinto non basta più e tanto più attivo ed efficace deve essere il ruolo del genitore.

Più un bambino è piccolo, più vive di istinti e riflessi innati. Sono vitali, indirizzano ad una fonte di nutrimento e ad una relazione affettiva. Sono anche gli strumenti primari con i quali il bambino impara, giorno dopo giorno, affinando i suoi canali sensoriali e cognitivi, la sua memoria, i suoi schemi mentali, le sue modalità di interazione con il mondo.

Man mano che il bambino cresce, quindi, non vive più di solo istinto, ma necessita di nuovi strumenti, più fini, come il linguaggio, una maggior consapevolezza del concetto di tempo, la conoscenza di quelle “regole sociali” che permettono  una  serena convivenza  e lo preservano dai pericoli. Tutti strumenti che non nascono dal solo istinto, ma che vengono trasmessi, mostrati, sperimentati da un adulto.

Più sono piccoli, migliore è l’istinto, meno deve fare la mamma

In allattamento e nei primi mesi di vita il ruolo materno è per lo più passivo: è il bimbo che cerca, richiede, si attacca e drena il seno. E’ lui che mantiene la produzione a livelli adeguati e che si attiva per cercare le braccia e l’amore materno ogni volta che ne sente il bisogno. Il bisogno del bambino di essere contenuto e nutrito di latte ed amore, sono innati ed istintivi. Ed il compito primario della mamma, in questa fase, è accogliere, essere disponibile, fare da nido, tenere addosso e contenere.

Man mano che il neonato cresce, e inizia la scoperta del mondo, la poppata cambia, e così anche la relazione tra mamma e bimbo. Non c’è più esclusività e il bambino inizia a cercare qualcosa al di fuori del suo nido sicuro. Le braccia si allungano verso gli oggetti, e il corpo si protrude oltre il corpo materno. La tendenza del bambino ad uscire dalle braccia materne è innata, e anche in questo caso il ruolo della mamma è quello di assecondare questo bisogno. Ma questa volta, in senso opposto, lasciando andare, aprendo un poco quelle braccia, dando il via alla loro separazione.

Quando la crescita non è lineare, anche il ruolo materno si adatta a questa alternanza

Alla fine del percorso di esogestazione, ed in particolare dai 9 ai 18 mesi, il bambino è impegnato soprattutto nella scoperta del mondo e nell’affinare le proprie competenze corporee. La tensione al movimento, al gattonamento, al sollevarsi in posizione eretta, sono innate ed istintive. Il bimbo scalpita se contenuto troppo in fascia, rotola fuori dal tappeto e scavalca il cuscino contenitivo cui talvolta lo si posiziona. E  se il compito dei genitori, in questa fase, è ancora quello di assecondare questo istinto, ci si accorge ben presto che qualcosa deve iniziare a cambiare.

E’ importate creare un ambiente adatto alla sperimentazione, sufficientemente ampio e concedere un tempo adeguato per poter esaurire tutte le prove necessarie ad affinare ogni movimento, MA, l’ambiente, deve essere anche un ambiente sicuro, e quindi, limitato. Contenente cioè dei limiti, essere circoscritto, con delle regole di gestione e di movimento. Arrampicarsi sulla televisione o sulla libreria può essere molto stimolante, ma non è certo il sistema migliore per sperimentare le proprie competenze corporee.

E’ il momento in cui il bimbo, oltre a migliorare le sue competenze motorie,  deve anche imparare a comprendere cosa può e cosa non può fare o toccare. Cosa è pericoloso e cosa non lo è. Ma non solo. A volte il limite non sta solo nel pericolo, ma anche nel rispetto delle cose degli altri. A volte ci si deve fermare solo perché il proprietario di quella cosa (o di quel gioco) non ha piacere che lo si maneggi eccessivamente.

In questo periodo l’istinto più viscerale nello sviluppo dei bimbi inizia a mescolarsi con le esperienze di vita vissuta, e con la vita degli altri; la modalità di crescita diventa sempre più complessa, sempre meno lineare; la matassa dello sviluppo si aggroviglia un pochino, le fasi regressive sono continue, e si procede un po’ a tentoni. Anche il ruolo materno, in questa fase, è un po’ confuso e difficile. Alternare i momenti di accoglienza alla necessità di lasciare andare e accompagnare nel mondo, non è facile. I passaggi sono veloci e disorientanti. Possiamo dire che mamma e bimbo, in questa fase, fanno le prove per ciò che succederà negli anni a venire. Si prendono le misure reciprocamente e si incamminano verso una nuova relazione.

Anche la mamma cresce insieme al suo bambino

Dai due anni circa, in poi cambia tutto. Il bambino velocizza il processo di separazione e individuazione, la componente cognitiva diventa sempre più raffinata, lo sviluppo motorio è sempre più fine e consolidato, quello verbale esplode in un vulcano di novità e la dinamica relazionale diventa sempre più complessa. In questa fase lo sviluppo personale si intreccia costantemente e intensamente con gli altri, con gli adulti, con i coetanei, con l’ambiente. E ciò che vale solo per se stessi, deve inevitabilmente, tenere conto anche degli altri. Da qui, l’importanza di dare dei limiti. 

Per questo motivo il ruolo genitoriale in questa fase deve essere molto più attivo. Deve passare da una fase di dolce accoglienza e gioiosa passività, ad un ruolo di guida vera e propria.

Se una giovane donna, nel momento del parto, deve passare dal ruolo di figlia al ruolo di madre, possiamo dire che questo grande cambiamento si completa proprio in questa fase. Quando anche la mamma, cresciuta insieme al suo bambino, in un percorso alternato tra dentro e fuori, tra passività e attività, rinasce a guida adulta ed esperta. Una guida che sa quando limitare e quando permettere; che sa spiegare ma soprattutto mostrare; che aiuta a verbalizzare emozioni e situazioni, a comprendere la vita, a insegnare le conseguenze delle proprie azioni, a consolidare se stessi, ma anche a rispettare gli altri; a mostrare un criterio di scelta di ciò che è giusto e ciò che non lo è.

“A volte tutto ciò di cui abbiamo bisogno è qualcuno che ci tenga la mano e cammini con noi” James Frey

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