I tempi di attesa per una consulenza sono di 3/4 giorni circa. Contattami subito! Non ti impegna e non perdi tempo
Home/SVEZZAMENTO, SVILUPPO DEL BAMBINO/Svezzare o autosvezzare?

Svezzare o autosvezzare?

Svezzare o autosvezzare?  Come si procede?  E se dovrà andare al nido? Non riesci a decidere quale strada percorrere?  In questo articolo troverai i PRO e i CONTRO per ogni approccio. La scelta poi spetta a te!

“Svezzamento”  versus  “svezzamento guidato dal bambino o autosvezzamento” sono termini che indicano due modi diametralmente opposti di affrontare il secondo semestre del bambino, non solo in termini di cibo o di organizzazione quotidiana, ma più profondamente, anche in termini educativi e relazionali. La scelta genera molti dubbi. Per facilitarla vi spiego quali sono, a mio parere, gli elementi positivi e quelli più critici, di entrambi gli approcci.

svezzamento

Termine dalla connotazione altamente simbolica e negativa: togliere un vizio. E cioè, togliere il seno per passare alle pappe. Nato nel dopoguerra, in contemporanea al boom del latte artificiale, si basa sulla considerazione che il latte è solo nutrimento, e che ad un certo punto bisogna iniziare a sostituirlo con un pasto completo. Le caratteristiche principali (schematizzo ed estremizzo volutamente):

  • ogni pasto è composto da tutti i nutrienti insieme (carboidrati, proteine, vitamine, grassi), e prevalentemente si basa sull’unione di una farina precotta in brodo vegetale con aggiunta di omogeneizzati proteici (es. carne), olio e grana ad insaporire. Il tutto mescolato insieme.
  • si segue uno schema di introduzione degli alimenti ben preciso. Introducendo un cibo alla volta, tenendo quelli considerati  più probabilmente allergizzanti (pomodori, uovo..) per la fine del processo di svezzamento, nei mesi a venire.
  • si prepara quindi un piatto a parte, diverso dal resto della famiglia.
  • si inizia nel giorno X fissato sul calendario, rispettando il consiglio del pediatra
  • si somministra la pappa con il cucchiaio e generalmente il bambino assume passivamente il cibo, limitando ad aprire la bocca e ingoiare
  • il pensiero che si insinua nella testa dell’adulto è che più in fretta finisce e più pappa mangia, meglio è.

I PRO:

  • introducendo un cibo alla volta si riesce ad individuare più velocemente eventuali intolleranze o reazioni allergiche
  • preparare un piatto specificatamente per il bambino è anche un segnale di attenzione, e di rispetto delle esigenze specifiche del bimbo, soprattutto all’inizio
  • nel caso di bimbi che fanno un po’ fatica a deglutire, o soffrono di reflusso gastroesofageo, o semplicemente poco proattivi nella ricerca del cibo, una pappa cremosa e completa, somministrata con l’aiuto di un adulto, specie all’inizio, può facilitare un po’ le cose e garantire al bimbo un buon introito di cibo.

I CONTRO:

  • non tiene conto del grado di sviluppo del bambino. Si decide quando iniziare e si osserva poco il bambino (è pronto? Dimostra interesse e ricerca attiva del cibo? sta perdendo il riflesso di estrusine della lingua, riesce a tenere in mano i pezzi di cibo da solo? etc..)
  • utilizza per lo più cibi precotti o comunque di derivazione industriale, non freschi e con sapori molto lontani dall’originale
  • il bambino subisce passivamente i pasti, si abitua ad essere imboccato e a mangiare tutto semiliquido senza masticare
  • scomodo: ogni volta che si va in giro bisogna portarsi dietro scatole, vasetti, brodi congelati etc.
  • lo svezzamento dal seno può essere troppo veloce e brusco, arrivando a compromettere l’allattamento o provocare ingorghi nella mamma
  • il passaggio ai cibi “normali” e alla masticazione rischia di essere più difficile o generare rifiuto di alcuni cibi (come la frutta  e la verdura fresche)

autosvezzamento

Le caratteristiche principali (schematizzo ed estremizzo volutamente):

  • Prevede che il bambino si avvicini al cibo in modo totalmente autonomo, senza che i genitori offrano il cibo in alcuna forma.
  • E’ il bambino che, seduto al tavolo coi genitori, si protende verso il cibo e lo chiede.
  • E’ il piccolo che in modo autonomo afferra il cibo con le dita e lo porta alla bocca, mangiandolo a pezzetti.
  • E’ il piccolo che sceglie quando e cosa mangiare.
  • Solitamente non viene preparato nulla appositamente per lui
  • Il bambino generalmente pranza e cena negli stessi orari dei genitori, adattandosi ai ritmi della famiglia.
  • il latte materno rimane la principale fonte di nutrimento ancora per molti mesi

I PRO:

  • è un approccio estremamente rispettoso dei bisogni e delle competenze del bambino
  • prevede massima proattività e collaborazione da parte del bambino, che è quindi il protagonista indiscusso di tutto il processo
  • il bambino impara fin da subito a riconoscere i cibi freschi, con i loro sapori originari , li assume in modo autonomo (a pezzetti) e li impara a masticare e gestire fin da subito (anche in assenza dei denti, che non sono indispensabili in questa fase)
  • il bambino partecipa alla vita famigliare ed impara dai genitori e fratelli. Pasteggia a tavola con loro, direttamente sul tavolo (senza il vassoio del seggiolone in mezzo) ed ha il suo spazio autonomo sulla tavola (piatto e eventuali posatine riservate a lui, bicchierino etc..)
  • L’allattamento al seno rimane la prima fonte di nutrimento per il bambino fino almeno all’anno di vita, e la diminuzione delle poppate è quindi più graduale e guidata dal bambino stesso

I CONTRO:

  • se la dieta famigliare non è corretta e sana, anche il bambino può incorrere in diverse problematiche. cibi fritti, troppo ricchi di grassi, o al contrario privi di fonti proteiche adeguate o vitaminiche, possono creare gravi problemi. la dieta della famiglia deve essere controllata ed eventualmente modificata
  • è importante che la famiglia sia consapevole di alcune (poche ma fondamentali) limitazioni agli assaggi liberi di cibo. Come ad esempio il divieto di dare al bambino latte vaccino o miele prima del primo anno di vita
  • se un bambino è per sua natura un bimbo poco interessato a chiedere, potrebbe non mostrare mai un grande interesse autonomo verso il cibo, pur essendo più che pronto a masticare e deglutire qualsiasi cosa. Aspettare passivamente che il bambino inizi a mangiare da solo un quantitativo adeguato di cibo, può essere un problema quando il bambino deve iniziare il nido o essere seguito dai nonni. 
  • se i ritmi dei familiari sono molto diversi da quelli del bambino, o estremamente variabili da un giorno all’altro, questo può essere un problema. Un bambino che pranza al nido alle 11.30 e fa una merenda alle 15, difficilmente riuscirà ad aspettare di cenare alle 21.30 quando anche il papà rientra dal lavoro. Probabilmente crollerà dal sonno sul tavolo piuttosto che avere voglia di assaggiare dal piatto del papà. Di queste cose bisogna tenere conto.
  • ci sono bambini che per svariate problematiche personali (reflusso, Labioschisi, mal posizionamento della lingua…) possono avere un “riflesso di vomito” particolarmente marcato. Possono quindi fare molta fatica a ingerire cibi solidi a pezzetti senza sentirsi un po’ “soffocare” o  facendosi venire il conato di vomito. Per questi bambini, iniziare a mangiare esclusivamente con cibi a pezzetti può rappresentare un problema

Questi sono, a mio parere, i principali punti di forza e di debolezza di questi due approcci. Tanto diversi e tanto significativi nelle conseguenze che determinano in famiglia.

E voi, cosa ne pensate? quale vi sentite di scegliere?  

In questo articolo, vi spiego invece come la dicotomia tra i due approcci può essere controproducente, e come la scelta migliore è quella di farsi guidare dal buon senso.

CONDIVIDI
Email this to someoneShare on Facebook5Share on LinkedIn0Tweet about this on Twitter

Scrivi un commento