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8 consigli per allattare un neonato sonnolento

Ti trovi alle prese con un neonato sonnolento? Vuole stare attaccato sempre al seno salvo poi addormentarsi subito? Non prende peso e non sai cosa fare? Qui trovi i miei consigli per migliorare questa situazione.

La produzione di latte materno è determinata sia da componenti ormonali sia dalla richiesta del bambino. Anche se gli studi dimostrano che la prima componente gioca un ruolo limitato nel tempo e che, dopo le prime settimane dal parto, la quantità di latte prodotta è regolata soprattutto dalla frequenza e dalla modalità della poppata del bambino. Per questo motivo, anche se la componente ormonale dovesse essere un po’ limitata a causa di pregresse patologie materne, ciò che può fare la differenza riguarda quello che fa il bambino al seno.

Per aiutarti a fare un po’ di chiarezza, in questo articolo ti spiego quale è il ruolo del bambino e quale quello della mamma nella regolazione della produzione di latte. Mentre in questo video ti spiego come funziona il principio secondo il quale “più un bambino poppa e più latte produce”.

Identikit del neonato sonnolento

Il bimbo che fa fatica a poppare e a crescere è un bimbo che ha delle specifiche caratteristiche e problematiche che le determinano.

Un bimbo sonnolento può essere un:

  • bimbo pretermine
  • neonato nato a termine ma con basso peso gestazione (bimbi al di sotto dei 3 kg possono avere difficoltà a partire bene)
  • bimbo con ittero patologico (in fototerapia) o fisiologico ma con bilirubina alta (10/15 mg/dL)
  • neonato patologici (ad esempio se nati con cardiopatie, problematiche neurologiche o con infezioni in corso)

Come si comporta:

  • potrebbe essere molto irrequieto tutto il giorno, cercando spasmodicamente il seno salvo poi appisolarsi non appena attaccato, e senza mai addormentarsi profondamente
  • essere costantemente in atteggiamento di allerta, con gli occhi sempre spalancati alla ricerca di qualcosa
  • oppure, al contrario, essere molto letargico. Dormire troppo profondamente per molte ore consecutive, svegliandosi a fatica e continuando a pisolare anche una volta attaccato al seno
  • deglutisce in modo lento e solo per pochissimi minuti, nonostante possa stare attaccato al seno anche per ore

Segnali cui prestare attenzione:

  • feci scarse o assenti (tieni conto che, dopo la prima settimana di vita, quando va tutto bene il bambino fa feci color ocra, cremose, abbastanza abbondanti, minimo 3 ma meglio 5/6 volte a giorno)
  • urine scarse o concentrate (dopo la prima settimana di vita, un bimbo sano bagna almeno 5/6 pannolini al giorno, anche abbondanti e di colore trasparente, giallo chiaro. Se trovi pannolini sporchi di urina arancione/rossa, potrebbe essere un segnale di urine troppo concentrate e quindi di disidratazione)
  • mucose, bocca e occhi particolarmente secchi (il bambino è poco idratato). La pelle che si “squama” e un po’ secca è invece normale nelle primissime settimane di vita
  • scarso accrescimento di peso: meno del minimo raccomandato (125/140g a settimana) o addirittura perdita di peso
  • poppate continue o troppo poco frequenti (meno di 8 al giorno)

Cosa succede quando un bimbo è sonnolento al seno

  • non prende abbastanza latte sia ad ogni poppata, sia nel totale delle 24 ore
  • il peso aumenta poco e piano quindi il neonato diventa sempre più lento e letargico, innescando un circolo vizioso negativo
  • non svuota mai il seno materno o lo fa troppe poche volte al giorno, quindi la produzione ne risente
  • la mamma rischia ingorghi e infiammazioni che determinano un calo nella produzione
  • la mamma non riesce più a capire i segnali del suo bambino. Non è facile comprendere, in un bimbo così, quando ha fame, quando ha sonno, quando vuole poppare per calmarsi
  • la giornata scorre in modo confuso, senza soluzione di continuità, sfiancando un po’ tutta la famiglia

Come allattare un neonato “pigro”

In questi casi la cosa più importante è accorgersi il prima possibile di quanto sta accadendo. Più si trascina questa situazione negativa e più il circolo vizioso che ne consegue diventa difficile da spezzare. Fai quindi attenzione ai segnali che ti ho indicato e, se hai dei dubbi, confrontati con un professionista esperto di allattamento.

Ecco i miei consigli per te che stai vivendo questa situazione:

1) Correggi e controlla la posizione e l’attacco al seno 

Questa è una cosa determinante e imprescindibile. Un bimbo attaccato bene è un bimbo che riesce ad estrarre latte in modo adeguato e più facile, anche quando è un bimbo prematuro o con difficoltà. Chiedi aiuto ad un esperto nel controllare la modalità di suzione del bimbo, il posizionamento della lingua e l’ancoraggio al seno.

Preferisci posizioni attive, che coinvolgono gli istinti primordiali del bambino, come la biological nurturing (mamma semisdraiata), o che lo aiutino ad ancorarsi meglio al capezzolo, come la rugby verticale. Se fa proprio fatica anche ad attaccarsi prova leggere questi suggerimenti.

Fascialo durante la poppata. Avvolgilo in un lenzuolo che lo stabilizza nella postura, rendilo più coordinato e concentrato esclusivamente sulla suzione. In questo modo evita di disperdere energie e di innervosirsi.

2) Allatta in un contesto sereno e rilassato

Ogni volta che il bambino inizia a succhiare (a volte basta solo il pianto o il richiamo del piccolo) nella mamma si attiva il cosiddetto riflesso ossitocinico che determina la famosa “calata” di latte. Quando questo succede puoi percepire un formicolio e subito dopo sentire il latte sgorgare dal seno. Ogni volta che si attiva una calata il bambino riceve latte velocemente e in alta quantità, invogliandolo a poppare e continuare a mantenere questo flusso positivo. Sapendo che la calata si attiva grazie all’ossitocina e che la stessa si attiva in condizioni di rilassamento, serenità, calore (fisico ed emotivo) capisci bene l’importanza di allattare in condizioni il più possibile favorevoli. Cerca posizioni comode, circondati di persone positive senza troppi pensieri complessi nella testa.

3) Prova la tecnica della “compressione del seno”

Quando il bimbo è attaccato al seno fai una pressione sulla mammella, come se volessi fare una sorta di spremitura di latte direttamente nella bocca del bambino. Questo aiuta a rilasciare una quantità maggiore di latte a parità di tempo in cui il bimbo è al seno, lo invoglia a rimanere attivo e a estrarre latte succhiando meglio, gli permette di crescere di più e aiuta la mamma a drenare meglio il seno. QUI puoi trovare un video esplicativo.

neonato sonnolento

4) Prova anche la “tecnica del ping-pong”

Una strategia utile in questi casi è la cosiddetta tecnica del ping-pong, che consiste nel passaggio frequente dalla mammella destra alla sinistra e viceversa, ALL’INTERNO della stessa poppata. Attenzione: il bambino NON va spostato di seno dopo un tempo determinato a priori, ma bisogna saper osservare la poppata e la suzione del bambino.

Il piccolo va spostato di seno SOLO quando smette di deglutire attivamente (al di là delle pause fisiologiche che hanno tutti i neonati), senza aspettare che si stacchi da solo (come invece si può fare quando il bimbo poppa in modo attivo ed efficace senza avere problemi). Quando ci accorgiamo che la poppata diventa superficiale, senza deglutizione, talvolta troppo veloce ma non efficace oppure estremamente lenta, allora il piccolo va staccato dal seno, risvegliato un po’ e poi riattaccato all’altro seno. E poi di nuovo ancora spostato appena diventa troppo sonnolento. In questo modo è possibile fare diversi passaggi all’interno della stessa poppata, possibilmente cambiando anche posizione, e facendo contemporaneamente la compressione.

In questo modo, ogni volta che il bambino viene spostato, sarà un pochino più sveglio e attivo, attiverà quindi più facilmente una calata di latte, prenderà molto più latte e con più facilità, a parità di durata della solita poppata ad un solo seno senza altri aiuti.

5) Tirati il latte se necessario

Se, nonostante queste azioni, nel giro di qualche giorno la situazione non migliora, è importante che la mamma non entri in ingorgo e che il bambino possa assumere una maggiore quantità di latte, per recuperare forze ed energie. Per questo può essere necessario estrarre il latte con una certa costanza, in aggiunta alle poppate direttamente al seno. Se è questo il tuo caso attivati chiedendo aiuto per scegliere il tiralatte giusto con la coppa più adatta per te, e per trovare la strategia più utile ed efficace per utilizzarlo.

6) Scegli il metodo di somministrazione del latte più adeguato al tuo bambino  

A seconda delle situazioni e del bambino, si potranno scegliere metodi e tempi di somministrazione del latte materno tirato diversi: il biberon (non è sempre indicato e va saputo usare bene per non interferire troppo con l’allattamento), il DAS (sistema di alimentazione integrativa, che è bene provare con una consulente esperta), il finger feeder o alimentazione al dito, la siringa e sondino, cucchiaino o tazzina. Se ne può scegliere anche più di uno a seconda dei momenti di questo percorso.

7) Valuta con un medico la necessità di integrazioni di latte artificiale 

Se il bambino dovesse calare, rimanere fermo peso o con scarso accrescimento per troppo tempo, nonostante le integrazioni di latte tirato, è necessario aiutarlo anche con delle aggiunte di latte artificiale. Valuta con il tuo pediatra, in collaborazione con un consulente in allattamento, lo stato di salute del bambino, le dosi di aggiunta necessarie e il percorso di ripristino al latte materno esclusivo. Fare un allattamento misto è faticoso e non semplice (leggi anche questo articolo in merito), è quindi importante che tu non sia sola.

8) Massaggialo

Bimbi letargici, con patologie, ipotonici o itterici vanno adeguatamente stimolati affinché possano riprendere forze e tono muscolare, fondamentale per poppare efficacemente e attivare il circolo virtuoso positivo: “più poppa e più produce”. Per aiutarli a recuperare questo tono, oltre a nutrirli adeguatamente puoi:

  • provare a massaggiare il bambino tra una poppata e l’altra. Un massaggio anche vigoroso, fatto con movimenti profondi e lenti che attivino in profondità tutte le fasce muscolari, la circolazione sanguigna, il sistema muscolo scheletrico. Frequenta un corso di massaggio concentrato in breve tempo o fatevi spiegare alcuni movimenti chiave da ripetere tutti i giorni. Non aspettate troppe settimane per farlo;
  • un altro massaggio utile è quello peri-orale, che attiva i muscoli orofacciali e il sistema neurologico coinvolto. Un IBCLC può mostrarvelo, così come mostrarti alcuni movimenti specifici da fare sulla lingua in caso di necessità;
  • far valutare il bambino da un osteopata. Specialmente se il parto è stato un po’ precipitoso, difficile o operativo. Può aiutare a lavorare sul tono muscolare, sbloccare fasci muscolari o nervi schiacciati e riattivare una corretta suzione al seno

Cosa ti serve per far fronte a questo tipo di allattamento?

In una situazione come questa allattare non è semplice. Ci si sente responsabili e in colpa per come stanno andando le cose. Spesso le persone intorno a te non capiscono che il problema NON parte da te, dalle tue competenze o dalla quantità di latte che produci tout court. Il fatto che la produzione cali è una CONSEGUENZA di poppate inefficaci o troppo poco frequenti nei primi giorni di vita, quando l’avvio è stato già compromesso. Cosa può esserti quindi utile?

  • Comprendere cosa sta accadendo il prima possibile 

Se hai dei dubbi riguardo al corretto attacco al seno, se non riesci a capire se il tuo bambino sta deglutendo in modo attivo ed efficace, se non sporca un numero sufficiente di pannolini, o non sta crescendo in modo adeguato non perdere tempo. Cerca qualcuno che ti aiuti il prima possibile. Ogni giorno che passa è un giorno di latte in meno e problemi in più.

  • Trovare la strategia giusta per te 

Come abbiamo visto le cose da fare sono tante, ma non sempre è facile farle in autonomia, senza avere bene chiare le cause e quindi dove andare ad agire esattamente, in che modi e con quali tempistiche. Il fai da te può essere snervante e non condurre ad un risultato positivo.

  • Non essere sola

In questa situazione è davvero fondamentale avere un forte tifo sostenitore. Remare dalla stessa parte, avere lo stesso obiettivo, lavorare in sinergia, con strategie condivise ed un programma ben definito per tutta la famiglia è indispensabile. Trova un valido alleato e coinvolgi tutta la famiglia in questa avventura.

 

Se anche tu ti trovi in questa situazione e ti serve un’occhio esperto per valutare la poppata del tuo bambino e aiutarti a trovare una strategia efficace per proseguire, SCRIVIMI e chiedimi una consulenza in allattamento. Se invece hai un’amica che sta vivendo questa situazione CONDIVIDI l’articolo.

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