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Allattamento e labiopalatoschisi: tutto quello che devi sapere per nutrire il tuo bambino

Si può allattare un bambino affetto da labiopalatoschisi? Un bambino con una schisi al palato ha difficoltà a nutrirsi? Un bimbo con LPS è un bimbo che ha bisogno del latte materno più di altri ma ha anche bisogno di aiuto per poterlo assumere. Qui ti spiego come.

Un bambino con labiopalatoschisi può essere allattato? 

Un bambino su 800 circa è affetto da una schisi al palato, a un labbro o a entrambe. Alcune di queste malformazioni sono associate ad altre problematiche dando luogo alle cosiddette sindromi, come la Pierre Robin.

Le schisi possono essere di diverso tipo, interessare labbro e/o gengiva e/o palato duro e/o palato molle. A seconda della tipologia, gli interventi e gli aiuti e gli eventuali ausili sono di diverso tipo.

In caso di labioschisi isolata

In generale, un bambino che ha una semplice schisi al labbro senza l’interessamento di gengiva e palato e senza altre problematiche correlate è un bambino che può essere allattato al seno esattamente come tutti gli altri, senza particolari accorgimenti. Un attacco e un posizionamento corretti al seno sono determinanti, così come lo sono sempre. Allo stesso modo lo sono l’attacco precoce subito dopo la nascita, una nascita rispettosa e fisiologica e la non separazione mamma-bambino nei giorni successivi al parto.

In caso di labiognatoschisi

In questo caso, oltre al labbro, la schisi interessa anche la gengiva. Questo, a seconda dell’ampiezza della schisi, può incidere sul modo in cui si attacca al seno e quindi sull’adeguato trasferimento di latte. In alcuni casi può essere necessario un aiuto competente e immediato nel trovare il modo migliore affinché l’attacco sia efficace e produttivo, il bimbo non perda peso e la produzione si avvii correttamente. Talvolta è necessario aiutare di più questa coppia mamma/bimbo, somministrando del latte materno tirato con biberon normali o speciali a seconda della situazione.

In caso di labiopalatoschisi completa o di schisi del palato

In questo caso il bimbo fa fatica a creare il vuoto necessario all’estrazione diretta del latte dal seno quindi ha bisogno di essere aiutato, con il supporto di ausili speciali e informazioni corrette riguardo alla nutrizione e lattazione umana.

É possibile attaccare il bambino al seno ma spesso la suzione non è così efficace da garantire un adeguato apporto di latte né il mantenimento di una adeguata produzione di latte materno. Questo è un bimbo che non può essere lasciato senza aiuto, anche se l’attacco al seno è apparentemente corretto e un po’ efficace. Se si è in presenza di una palatoschisi senza interessamento di gengiva e labbro, bisogna fare attenzione a non sottovalutare il problema e a rimandare gli eventuali aiuti.

Queste sono situazioni che talvolta non vengono nemmeno riconosciute immediatamente dopo il parto o sono sottovalutate nella loro portata a lungo termine. Ci sono bambini che perdono peso in fretta e succhiano male, così come ci sono bimbi che invece prendono bene nei primi giorni ma poi si fermano e iniziano a fare fatica.

In che modo è possibile dare il latte a un bimbo con LPS?

Come abbiamo visto, molto dipende dalla situazione ed è quindi importante riuscire ad avere subito dopo la nascita un esperto al proprio fianco così da valutare e sperimentare, di volta in volta, la soluzione migliore per quella coppia mamma/bimbo. L’ideale, quando è possibile, sarebbe avere già quante più informazioni possibili durante la gravidanza ed essere accompagnate sempre lungo questo percorso di crescita e di recupero funzionale a lungo termine.

In generale ci sono diverse modalità per nutrire questi bimbi: direttamente al seno (con o senza ausili speciali) oppure con latte materno tirato o artificiale dato direttamente al seno (con ausili) o somministrato tramite biberon speciali. Qualche volta è sufficiente un biberon normale con biberon col foro allargato e morbide, ma è più probabile che il bambino abbia bisogno di ausili speciali.

E’ possibile allattare?

Con il termine allattare si possono intendere diverse cose:

  • attaccare il bambino direttamente al seno in modo che estragga latte autonomamente e attivi la produzione di latte (è possibile in caso di labiopalatoschisi)
  • attaccare il bambino al seno aiutandolo ad assumere la dose corretta di latte materno tirato, tramite ausili come il DAS o il cosiddetto DAS casalingo o finger feeding (chiedete a una consulente IBCLCL preparata in LPS!)
  • dare latte materno tirato esclusivo ma tramite biberon o finger feeding

Queste sono tutte situazioni in cui il latte materno è garantito al bambino, indipendentemente che sia direttamente attaccato al seno o no.

“Anche questo è allattamento!”

Così come si fa in caso di grave prematurità o bambini con grandi problematiche di suzione, ipotonici o altro.

Una volta sottoposti all’intervento di chiusura del palato i bambini, con gradualità ed esercizio, possono essere direttamente allattati al seno e continuare l’allattamento fino a quando mamma e bimbo lo desiderano.
In questo caso è fondamentale che il bambino sia comunque stato abituato ed esercitato ad attaccarsi al seno (anche se con ausili), altrimenti difficilmente vorrà provarci e imparerà parecchi mesi dopo la nascita.

Perché dare il latte materno tirato? 

  • Perché contribuisce a rafforzare le difese immunitarie e, in particolare, diminuisce il rischio di otiti che sono più frequenti nei bimbi con schisi
  • Per un miglior recupero post operatorio (il latte materno è meno irritante sulle mucose e più ricco di anticorpi)
  • Perché mamma e bimbo lo desiderano e lo cercano istintivamente e, se è così, vanno entrambi aiutati il più possibile per soddisfare questo desiderio
  • Allattare non deve mai essere un obbligo, tanto meno tirare il latte per tanto tempo, ma quando è un desiderio o una richiesta è determinante, anche psicologicamente, fare di tutto per aiutare ad andare in questa direzione dando informazioni corrette, ausili utilizzati in modo adeguato e per attivare la produzione di latte con un uso oculato del tiralatte

Quando possibile è importante provare ad attaccare il bambino con LPS direttamente al seno?

Assolutamente sì.

  • Perché il movimento di suzione al seno stimola il corretto sviluppo dei muscoli orofacciali e fornisce la base per un migliore sviluppo linguistico (talvolta compromesso o reso difficoltoso in questi casi)
  • Perché è più facile calmare il bambino e addormentarlo (indipendentemente dall’aspetto nutritivo)
  • Per aumentare le occasioni di contatto emotivo/relazionale e stabilire un buon attaccamento mamma/bimbo

Se non è possibile o non si riesce, nemmeno tramite ausilio e sostegno esperto e specifico, è importante quanto meno fare in modo che i genitori siano adeguatamente informati riguardo le modalità di somministrazione del biberon nel modo più fisiologico possibile. QUI trovi 6 consigli su come dare il biberon.

In questi casi è importante avviare bene la produzione fin da subito. Come fare?

  • Avere corrette informazioni, già in gravidanza, laddove l’ecografia ha evidenziato il possibile problema
  • Partorire in una struttura che supporta il parto fisiologico e il rispetto di un’accoglienza dolce e favorente l’allattamento (secondo le raccomandazioni OMS/Unicef) anche in presenza di LPS e che non utilizzi il sondino nasogastrico di routine (raramente utile e interferente) o il ricovero in TIN di routine
  • Avere un sostegno competente fin dalle prime ore dopo il parto in modo da iniziare l’estrazione del colostro e la corretta somministrazione tramite gli eventuali ausili da sperimentare insieme e in collaborazione con il personale ospedaliero

Per quanto tempo dare il latte materno? 

Una mamma che lo desidera può continuare a estrarre il latte in modo costante e mantenere la produzione fino a quando lo desidera, seguendo le necessità del proprio bambino. L’estrazione del latte materno dovrebbe essere supportata da un consulente esperto.

Come usare il tiralatte? 

In questi casi l’uso del tiralatte è costante e duraturo. E’ quindi indispensabile utilizzare un mastosuttore valido, elettrico, con una potenza adeguata, che si possa regolare di intensità e velocità, a doppio attacco, silenzioso e facilmente trasportabile. Consultati con un IBCLC esperta per trovare il modello migliore per te. QUI puoi trovare tante informazioni utili sull’utilizzo corretto del tiralatte.

Quali sono i possibili ausili? 

Prendere visione degli ausili già durante la gravidanza è utile e aiuta a prendere dimestichezza. MA è bene essere accompagnati in questo percorso informativo con una consulente. NON tutti i dispositivi sono necessari, alcuni lo sono nei primi giorni, altri potrebbero servire in seguito. L’utilizzo del dispositivo andrebbe provato insieme alla consulente e modificato nel corso del tempo se necessario.

Solitamente si scelgono biberon speciali che hanno la possibilità di bypassare il vuoto attraverso valvole specificatamente predisposte allo scopo, oppure attraverso tettarelle apposite o un biberon con il corpo morbido per poter essere schiacciato e facilitare la fuoriuscita del latte.

Nei primi giorni può essere utile somministrare il colostro estratto attraverso uno strumento (finger feeder) che faciliti la somministrazione data con la siringa, il bicchierino o una soft cup.
Questi stessi strumenti possono essere usati anche nelle prime ore post operatorie, che non sempre sono facili da superare. Per allattare direttamente al seno, con il giusto aiuto, si ricorre a dispositivi di alimentazione supplementare opportunamente modificati.

Se stai usando un certo ausilio ma la crescita non è soddisfacente e il bambino fa troppa fatica, controlla che l’ausilio sia montato e utilizzato correttamente e che sia quello più adeguato alla vostra situazione.

Non sai quante volte vedo biberon montati male o con pezzi mancanti, per le informazioni scorrette che vengono date in questi casi! Non è colpa tua! Allattare in queste circostanze non è facile e, anche a livello emotivo, è normale cadere nello sconforto. Ricordati che non sei sola!

“Rivolgiti ai centri di avanguardia, che seguono bambini ogni giorno, con tante problematiche diverse e conoscono bene la situazione e come farvi fronte.”

Ogni ausilio va sperimentato, meglio se provato insieme ad una consulente, va utilizzato correttamente, controllando la coordinazione del bambino tra deglutizione e respirazione, etc.

Pretendi un aiuto esperto!

Io lavoro come consulente IBCLC, in tutti questi casi e nei bimbi sindromici (con Pierre Robin e similari), fin dalle prime ore di vita, attraverso il Progetto Allat-ti-amo di Aismel e presso gli ambulatori Smile House nell’ospedale San Paolo di Milano.

Se hai avuto una diagnosi prenatale, se hanno riscontrato una schisi del palato alla nascita, se hai difficoltà legate all’alimentazione e il tuo piccino o piccina ha difficoltà a coordinare deglutizione e respirazione, è ipotonico o altro, non esitare a chiedere aiuto. Grazie alle associazioni e le fondazioni suddette, il supporto alle famiglie e ai questi bambini è gratuito, anche a domicilio.

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