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5 errori da evitare in caso di allattamento doloroso

Allattare non deve fare male, e la posizione ed il modo con il quale si attacca il bambino al seno fanno la differenza. Ma ci sono anche altri errori che comunemente si fanno e che possono causare un allattamento doloroso. Cerchiamo di evitarli.

 

1 – Evita di stare scomoda

Uno degli errori più comuni che vedo è una mamma scomoda e un bambino instabile. Mamme sedute in punta di una poltrona, di notte su una sedia in cucina, rigide su un divano senza schienale o in tensione sotto il peso del bambino senza nemmeno un cuscino d’aiuto. Queste condizioni non solo vi rendono scomode in generale, ma hanno conseguenze dirette sull’allattamento e il dolore.

Non avere appoggi genera tensioni e aumenta il dolore

Stare sedute senza appoggi per la schiena o la testa, alla lunga genera tensioni muscolari molto dolorose (tendiniti, cervicali, emicranie, mal di schiena), blocca il riflesso di emissione di latte, impedisce il rilascio di endorfine aumentando il dolore, inibisce la disponibilità e la voglia di allattare frequentemente rischiando così di abbassare la produzione.

Piegarsi in avanti verso il bambino impedisce il buon posizionamento al seno

Un errore molto frequente è quello di protendersi in avanti, cercando di porgere il seno nella bocca di un bambino, appoggiato sulle ginocchia o comunque troppo in basso rispetto al seno.

Questo è potenzialmente un bambino che non apre bene la bocca per agganciarsi al seno, ma rischia di “risucchiare” il capezzolo stringendo troppo la presa e attaccandosi in modo superficiale. La cosa migliore è sostenere in modo molto stabile e sicuro il bambino, portarlo verso di sé, aspettare che abbia la bocca spalancata prima di avvicinarselo e poi mettersi comoda appoggiando le gambe e i gomiti sul cuscino.

Quindi mi raccomando, mettiti comoda, sostieni bene il tuo bambino e fai in modo di rimanere stabile e rilassata. Qui trovi alcuni consigli su come posizionare il tuo bambino correttamente.

 

2 – Evita di non aiutare mai il tuo neonato

Se la mamma sta in posizione semi-reclinata, il parto è andato bene e il ambino sta bene, inizia la sua scalata verso il seno e in modo totalmente autonomo si avvicina al capezzolo e inizia istintivamente a ciucciare (breast crawl).

Ma nelle settimane successive, quando la mamma tende a usare un posizione tipicamente a culla e il piccolo perde un po’ di questo suo istinto di “scalata la seno”, la possibilità di aiutarlo è decisamente utile.

Ciò che si vede talvolta è, infatti, un neonato frustrato che cerca di attivare tutti i suoi riflessi istintivi in cerca del seno, ma che non riesce ad agganciarcisi. La testolina si agita a destra e sinistra velocemente, la bocca spalancata in attesa di toccare il capezzolo, le manine che rincorrono la pelle in cerca di qualcosa cui ancorarsi e il nervoso che li allontana e ti fa dire “non mi vuole, rifiuta il seno, mi picchia e mi dà i pugni sul seno”.

Ecco, questo non è vero. Un bambino che si comporta in questo modo non sta rifiutando il seno, è solo molto frustrato perché lo vuole ma non lo trova, non riesce ad agganciarsi correttamente e succhiare con efficacia. Questo è un bimbo che ha bisogno di essere aiutato.

Il bambino deve essere ben sostenuto e posizionato correttamente

Deve essere ben aderente al corpo materno, in modo che la forza di gravità non lo trascini lontano dal capezzolo ma al contrario lo avvicini. Il bambino riesce a fare quasi tutto da solo purché sia posizionato in un modo simile a quello utilizzato per il breast crawl, ad esempio in biologica nurturing (mamma semi-reclinata).

E’ bene poi che il nasino sia già molto vicino al capezzolo, dando modo alla testolina di potersi muovere e reclinare un po’ indietro.

Il neonato dovrebbe essere aiutato se è posizionato a culla 

Deve essere accompagnato verso il capezzolo, avvicinato al seno e tenuto lì qualche momento fino a quando non si aggancia bene e non inizi a succhiare (diamogli il tempo!). Ci si può aiutare anche sagomando e sostenendo il seno con l’altra mano.

L’immagine che ho scelto per questo articolo è un esempio di un ottimo attacco in biological nurturing (ringrazio la mamma cui l’ho scattata durante una consulenza e che me ne ha concesso l’utilizzo). Qui puoi trovare un video utile.

 

3 – Evita i paracapezzoli 

I paracapezzoli non servono a prevenire il dolore né a risolverne le cause che lo hanno determinato. Spesso e volentieri non servono nemmeno a migliorare il dolore stesso. Talvolta (ma solo sotto stretta supervisione di un professionista) possono aiutare un bambino che fa fatica ad attaccarsi al seno.

Queste situazioni vanno però osservate attentamente  perchè sono quasi sempre causate da problematiche anatomiche del bambino (come un frenulo corto), da conseguenze di parti difficili o mal posizionamenti in gravidanza. Torcicolli, asimmetrie nel volto, tensioni muscolo-scheletriche hanno dirette connessioni e conseguenze sulla capacità di suzione.

Bambini che mordono, che sono scoordinati, che faticano proprio ad attaccarsi e succhiare possono giovare  inizialmente di un paracapezzolo, se proprio non si riesce ad attaccarli in nessun modo e/o in attesa del trattamento osteopatico che potrebbe migliorare molto la situazione. L’importante è non comprarlo di propria iniziativa e riuscire a toglierlo comunque al più presto.

Motivi per cui il paracapezzolo andrebbe evitato il più possibile

  • rischia di peggiorare l’attacco facendolo diventare ancora più superficiale
  • rischia di aumentare la suzione a “morso”
  • se la misura non è corretta, rischia di originare ragadi e sfregamenti dolorosi
  • la produzione risulta compromessa in quanto con il paracapezzolo si assume un quantitativo
    minore di latte e con maggior fatica

4 – Evita le coppette d’argento

Queste vanno parecchio di moda, qualche volta sembrano funzionare (magari le ragadi sarebbero guarite da sole comunque), ma molto spesso creano problematiche che non ti aspetti. Queste sono quelle che più spesso ho riscontrato in questi anni:

  • dermatiti da contatto (la presenza di nichel, anche se in tracce, è sempre possibile – parola di dermatologo e allergologo!)
  • candida e micosi (l’ambiente caldo umido che si crea non va bene, specialmente quando perdi latte e questo si accumula nella coppetta)
  • “muffe” sul capezzolo (sembra ridicolo ma ti assicuro che capita!)

5 – Evita di usare creme senza indicazione specifica 

Quando si ha dolore e una ferita sanguinante si cerca di risolvere la situazione il prima possibile e con qualsiasi mezzo. Questo è comprensibile ma spesso è controproducente perché si rischia di “pasticciare”, rendere più confusa la diagnosi e spendere parecchi soldi inutilmente.

Prima di applicare una crema è bene sapere esattamente che tipo di ragade hai

Ci sono ragadi superficiali, abrasioni leggere o ferite molto profonde, talvolta sono purulente e molto spesso nascondono infezioni batteriche o micotiche che vanno assolutamente diagnosticate e curate bene.

Fatti vedere da un ibclc e valuta con il medico la necessità di farmaci adeguati

Un’infezione superficiale su un capezzolo tagliato può infatti degenerare facilmente in una mastite. E una ragade causata dalla candida, non diagnosticata correttamente, rischia di diffondersi su tutto il seno, all’interno dei dotti e passare al bambino peggiorando la situazione.

 

Per concludere: evita il fai da te! 

Non ti intestardire a fare tutto da sola o a limitarti a leggere qualche articolo (come questo), non è sufficiente! Perdi tempo e soldi e rischi di peggiorare il problema. Evita quindi il fai da te e fatti aiutare a comprendere bene la causa del tuo dolore. Questo è il primo passo verso la risoluzione dello stesso.

Fai controllare posizione ed attacco

La causa principale delle ragadi, ormai lo sai, è un attacco scorretto. Quindi, la prima cosa da fare è farsi controllare l’attacco e la posizione con cui si porta il bambino al seno. Non fermarti al primo “si attacca bene” perché se davvero è così ma il dolore permane, va comunque capito il problema a fondo. Qui trovi alcuni suggerimenti quando si ha a che fare con un bimbo che fatica ad attaccarsi al seno.

Fai controllare l’anatomia del bambino 

Potrebbe esserci un frenulo linguale corto o una submucosa che impedisce un corretto posizionamento della lingua sotto il capezzolo. Oppure una tensione muscolare o uno schiacciamento dei nervi (durante il parto o in gravidanza) che rende difficile coordinare correttamente la suzione. Oppure ancora una problematica di origine materna, come la sindrome di Reynaud che genera dolorosi vasospasmi.

Escludi la presenza di infezioni 

Fai valutare a 360 gradi tutta la situazione, confrontati con una consulente e con un medico se necessario, evita di pasticciare con creme inutili e non acquistare coppette o paracapezzoli senza una reale necessità.

Io ti posso aiutare con una consulenza in allattamento durante la quale osserverò queste cose, inviandoti da un medico se necessario e cercando di prevenire e/o risolvere il dolore quando è già in corso.

Febbraio 16th, 2018|Categories: ALLATTAMENTO|Tags: , |0 Commenti

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