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La Solitudine delle Mamme

Face-2Dopo la girandola di emozioni legate al parto, le visite dei parenti e degli amici, la miriade di regali, pensierini e telefonate dei primi giorni. Una volta finita la breve assenza lavorativa del proprio compagno, la mamma è completamente sola. Sola nel gestire un esserino che tanto piccolo crea già tanto scompiglio e difficoltà, sola nei gesti quotidiani che ancora sta sperimentando ed imparando, sola nel tentare di alzarsi da quel divano nel quale sente di sprofondare a causa delle innumerevoli poppate, sola nel provare a farsi una doccia cercando di indovinare il momento esatto di un sonnellino che sia più lungo di 15 minuti, sola nel provare a preparare una cena apparecchiando la tavola alle tre del pomeriggio per essere certa di arrivare pronta alle ore venti. Nulla di nuovo in tutto questo. Ma la solitudine ha un’altra brutta caratteristica, quella di offuscare la vista. Già, proprio così. Quando si è soli, improvvisamente la realtà si deforma, si trasforma per lo più in qualcosa di negativo, dove tutto gira storto e dove nulla funziona. Una bimba che, nata piccolina, cresce normalmente pur mantenendo il suo standard un po’ “ridotto”, improvvisamente appare totalmente denutrita, seriamente ammalata e ovviamente ridotta in questo stato dalla totale incapacità di produrre latte a sufficienza.  Il bambino che a quattro mesi inizia a modificare il ritmo delle sue poppate, trasformandole in un continuo attacca-stacca intervallato dalla voglia di giocare, non appare come un bimbo dal sano desiderio di evolvere, ma un bambino problematico a cui la mamma non basta più, il cui seno è improduttivo e lei stessa incapace di gestirlo. Oppure un bambino di 12 mesi che inizia a camminare e il cui unico desiderio è esplorare l’ambiente che lo circonda, si trasforma invece in un mostro strisciante che impegna il suo tempo a mettere a dura prova la pazienza materna. Ed infine, ultimo esempio, una bimba di 17 mesi, in piena fase di regressione, nel suo continuo, fisiologico, movimento di allontanamento e riavvicinamento alle gonne della mamma, appare come una bambina patologica, il cui allattamento prolungato ha danneggiato per sempre la sua capacità di autonomia e di distacco.

Insomma, la solitudine ci confonde. Ci instilla dubbi su dubbi, e non ci permette più di osservare la realtà con la debita distanza e con la lucidità necessaria.  Di contro, avere qualcuno vicino, una presenza amica, un paio di braccia pronte ad aiutare, un parente che ci faccia compagnia, altre donne e altri bambini con cui confrontarci, ci permette di fare chiarezza. Ci restituisce un’immagine di noi stesse e dei nostri figli, molto più realistica e veritiera. Parlare dei nostri dubbi e delle nostre fatiche con qualcuno ci permette di vedere meglio. Ci aiuta a mettere a fuoco, a prendere le giuste distanze e ad osservare con serena lucidità.

Ed ecco che lo scarso accrescimento accumulato dalla nostra piccola, diventa un fisiologico rallentamento della crescita, e la nostra capacità di produrre latte nella giusta quantità, trova una conferma ufficiale. Oppure ecco che aiutarci ad osservare le incredibili esperienze di crescita che fa il nostro bimbo di 12 mesi, ci permette di apprezzarne l’istinto evolutivo, il gioioso stupore nei suoi occhi ad ogni scoperta che fa, e ci restituisce un’immagine positiva, dolce, di noi mamme alle prese con un instancabile esploratore. Cancella l’immagine del mostro e ci sprona a trovare soluzioni adatte a questa fase.

Quando dunque tutto inzia ad essere un po’ troppo confuso, un po’ troppo negativo, e quando stanchezza e dubbi rendono il sopravvento, proviamo semplicemente a cercare compagnia. Cerchiamo qualcuno che osservi la realtà con occhi meno stanchi, più distaccati, più sereni e rispecchiamoci nella sua realtà. Perchè possiamo così ritrovare anche noi una “vista” più chiara e serena.

Gennaio 25th, 2014|Categories: VITA DA MAMMA|Tags: , , , , |Commenti disabilitati su La Solitudine delle Mamme