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Quando e perché introdurre le routine nei bambini

Ai bambini piace l’ordine, non solo quello logistico ma anche quello temporale, per questo è importante introdurre routine quotidiane e rassicuranti. Prestare attenzione ai segnali di fame di un neonato è un segno di rispetto nonché un istinto, ma altrettanto rispetto andrebbe dato anche di fronte alle richieste di “ordine” e “regolarità” di un bambino più grandicello.

 

Come conciliare allattamento e routine?

Se stai allattando senza problemi è probabile che tu stia facendo un allattamento a richiesta. Questa modalità di allattamento è ciò che più ti permette di mantenere la produzione di latte sempre adeguata alle richieste del tuo bambino, prevenire ingorghi e superare brillantemente i famosi scatti di crescita. Ma questo non significa che non ci siano delle abitudine che man mano si consolidano.

Nei primi mesi di vita

La postazione stessa dove solitamente allatti, la posizione preferita, le cose di cui ti circondi, le modalità che hai durante e subito dopo la poppata sono già esse stesse una routine che il bambino assimila e impara a riconoscere. Allattare a richiesta non significa, quindi, non avere delle routine.

D’altra parte, allattare a richiesta prevede anche la presenza di un ritmo. La parola ritmo non significa necessariamente orari rigidi ma un andamento ciclico, ondulatorio e ripetitivo che prevede momenti di suzione attiva, momenti di sonno, momenti di distacco dal capezzolo, momenti di veglia attiva, momenti di gioco e interazione, momenti di igiene e di passeggiate.

Non si fa tutto nello stesso momento in contemporanea. Anzi, vivere in un costante e continuo “dormi-mangia” potrebbe essere il segnale di qualcosa che non va. Potremmo avere a che fare con un neonato sonnolento o di scarso accrescimento. E’ quindi una situazione da tenere in osservazione.

A 5/6 mesi

Man mano che l’allattamento procede bene, il bimbo cresce, diventa sempre più consapevole, attratto dal mondo e inizierà a vivere un ritmo sempre più definito. E’ un ritmo che parte da lui ma che, in qualche modo, anche la mamma favorisce e mantiene.

Questo può essere un primo inizio di “introduzione di routine”. Se la mamma inizia a capire il ritmo del bambino e i suoi reali bisogni può iniziare, verso i 5/6 mesi, a rispondere ai suoi richiami anche in modalità diverse dal seno, o comunque, abbinando il seno anche ad altri gesti e altre modalità in risposta a quel bisogno.

A 6/7 mesi

Quando il bambino inizia a ricercare attivamente il cibo solido e a giocare con le mani nel piatto della mamma, è facile intuire la possibilità di abbinare la poppata all’introduzione dei primi assaggi di cibo solido. Man mano che lo svezzamento procede, anche il seno potrà essere gradualmente proposto di meno e pian piano sostituito. Questo delicato passaggio può richiedere anche parecchi mesi e dipende da mamma e bimbo.

Intorno ai 10 mesi

Quando lo svezzamento è completo e bene avviato, mamma e bimbo sono sereni in queste situazioni, il piccolo cresce bene e la produzione di latte si è calibrata in base alle nuove richieste. Questo è un buon momento per passare da un ritmo completamente biologico ad un ritmo più “sociale” e un po’ più “guidato” dalla mamma.

 

Dal ritmo biologico al ritmo sociale

L’accompagnamento verso il mondo, verso un ritmo sociale, verso una routine familiare non deve essere vissuto come qualcosa di negativo, come una imposizione o una forzatura. Se se si segue una modalità graduale e rispettosa di tutti i familiari solitamente questi cambiamenti vengono vissuti in modo molto sereno, fluido e naturale.

“Si deve quindi lavorare non perché il bambino si adatti, ma perché padri e madri imparino a comprendere ed agire la crucialità del loro ruolo e ricostruire un luogo in cui ritrovare, dopo la nascita, la percezione della sicurezza uterina, per scortare il bambino nell’esplorazione della realtà, in modo rispettoso delle sue capacità e della sua maturità.”

G. Mieli, Il mio bambino non è un elettrodomestico

L’introduzione di routine rassicuranti e normalmente vissute in famiglia, permette e facilita quel passaggio delicato dalle braccia materne al mondo esterno. Da un mondo femminile ad un mondo simbolicamente maschile, il mondo del sociale, costituito da orari e regole più rigide. Questo passaggio avviene gradualmente ed è facilitato dalla naturale crescita del piccolo e della sua lenta evoluzione verso l’autonomia.

 

Significato relazionale e sociale delle routine

Vivere una routine non solo rassicura il bambino e gli permette la comprensione della giornata e la prevedibilità degli eventi ma costituisce anche un terreno di prova e di sperimentazione di quei limiti e di quelle regole che costituiscono il suo cosiddetto “ordine mentale ed interiore”.

Dare una routine infatti significa

  • dare attenzione al bambino
  • rispettare le sue necessità e i suoi ritmi biologici abitudinari
  • dare stabilità e certezze all’interno delle quali muoversi e sperimentare

Ma anche:

  • imparare ad aspettare
  • rispettare i tempi di tutti
  • sapersi adattare anche alle esigenze degli altri

E’ quindi il miglior modo per “insegnare” ai bambini a vivere con se stessi, il proprio corpo, il proprio bioritmo ma anche quello degli altri, coordinandosi e raggiungendo compromessi utili per tutti.

 

Quando iniziare a introdurre delle routine?

Qui trovi alcuni suggerimenti pratici e le cose da osservare per capire se è il momento giusto per iniziare una vita dai ritmi un po’ più ordinati.

La fine dell’esogestazione

E’ un momento cruciale, di grande cambiamento e crescita. E’ la seconda nascita di mamma e bimbo, una nascita totalmente sociale e relazionale al di là di quella biologica. E, per le caratteristiche che ha, è un ottimo momento per iniziare.

Quando ciò che funzionava prima non funziona più

Questo è un principio facilissimo per orientare i nostri comportamenti e le nostre risposte ai bisogni del bambino. Fino a quando il seno serviva per nutrirlo, calmarlo, addormentarlo, la risposta giusta era tendenzialmente sempre il seno. Quando al latte materno si aggiunge la richiesta di cibo solido, quando il seno non basta più per addormentarlo, quando il desiderio di camminare va oltre lo stare tra le braccia è giunto il momento di crescere insieme a lui.

Quando non c’è un ritmo

Quando non si hanno momenti ciclici di sonno/veglia/ pappa ma tutto diventa troppo sfumato, confuso e si finisce per non fare bene né l’uno né l’altro. Quando la confusione diventa nervosismo, alimenta tensioni in famiglia, fa perdere il controllo della propria vita e delle proprie energie. Tutto questo è significativo della necessità di modificare qualcosa.

Quando si deve ricominciare a lavorare

Questo è evidentemente un momento di ritorno alla vita sociale che si aveva prima ed è forse il primo momento nel quale anche il bambino inizierà a sperimentare una comunità fatta di altri bambini, con orari e rituali ben definiti. Questo a volte comporta un’accelerazione del processo, ma spesso e volentieri aiuta anche a dare quella spintarella ad andare avanti e crescere insieme che si ha paura di affrontare da soli in casa.

Il solo fatto di compiere le nostre abitudini in presenza dei nostri bambini è già la prima modalità di introduzione di routine quotidiane. Ripetere tutti i giorni le stesse azioni, nello stesso orario, nello stesso modo, usando gli stessi oggetti non è una forzatura ma è un istinto naturale che ci portiamo dietro. Consolidarlo, dargli un senso, adattarlo alle esigenze del tuo bambino è il modo migliore per vivere insieme le vostre giornate.

 

Se ti sembra che sia arrivato il momento giusto per introdurre delle routine e vivere la tua giornata in modo più regolare e sereno ma non sai come fare, se hai il dubbio che sia questo il momento giusto per iniziare o se sei costretta a farlo ma né tu né il tuo bambino vi sentite pronti, chiedimi una consulenza pedagogica. Posso valutare queste cose insieme a te, aiutarti ad osservare e trovare insieme le strategie migliori per te in questa fase della tua vita.

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