I tempi di attesa per una consulenza sono di 3/4 giorni circa. Contattami subito! Non ti impegna e non perdi tempo
Home/ALLATTAMENTO, PEDAGOGIA, VITA DA MAMMA/Reflusso Gastroesofageo: solo una questione di bucato?

Reflusso Gastroesofageo: solo una questione di bucato?

reflusso neonatoQuando il rigurgito è sintomo di reflusso gastroeosfageo, il disagio del bambino e della sua mamma viene troppo spesso sottovalutato. Invece, le conseguenza sulla vita pratica quotidiana, sullo sviluppo psicomotorio e cognitivo del bambino, sulle dinamiche relazionali tra genitori e bimbo, ne evidenziano un lato emotivo e pedagogico rilevante. A dimostrazione che il rigurgito non è solo una questione di bucato.

___________________________

Il rigurgito, diciamolo chiaro, non è solo una questione di lavatrici in più. Perché se così fosse non importerebbe niente a nessuno. Madri comprese, che di lavatrici ne fanno a iosa, anche solo per far divertire il bambino davanti all’oblò che gira. Ma quando il semplice rigurgito diventa uno dei sintomi di reflusso gastroesofageo, il problema si pone, eccome. Indipendentemente dal fatto che il cosiddetto reflusso in questione NON è seriamente patologico e non arriva a compromettere lo stato di salute del bambino, e che probabilmente nemmeno esiste in quanto patologia scientificamente definita, il dato di fatto è che il bambino NON sta bene.

E nessuna spiegazione, studio o articolo scientifico che ne dimostri la sua benignità, possono alleviare questo disagio. Il disagio infatti, reale e quotidiano, non è poi così tanto banale ma anzi determina conseguenze di una certa rilevanza. Il fatto è che questo disagio, intenso e profondo, sia del bambino che della sua mamma, è troppo spesso sottovalutato. Quando infatti la scienza dimostra che non c’è patologia medica, che il bambino cresce (in qualche modo…), che non ci sono le condizioni per un intervento chirurgico (e meno male…!), allora il problema si archivia passando la palla alla lavatrice.So bene che non esistono rimedi definitivi e validi per tutti allo stesso modo, ma quello che mi preme sottolineare qui è il lato emotivo e pedagogico della vicenda: le conseguenza sulla vita pratica quotidiana, sullo sviluppo psicomotorio e cognitivo del bambino, sulle dinamiche relazionali tra genitori e bimbo. Tutte realtà che probabilmente non riguardano i medici, ma che non dovrebbero nemmeno essere liquidate con un: “porta pazienza e lava un po’ di più”

Conseguenze del reflusso gastroesofageo sull’andamento delle poppate e sulla produzione di latte materno

Se parliamo di reflusso gastroesofageo neonatale non possiamo non tenere conto di quanto incida quotidianamente su ciò che più di tutto fa un neonato nei suoi primi mesi di vita, e cioè poppare e dormire. Vediamo nel dettaglio cosa può succedere:

  • POPPATE “AGITATE”: La poppata è nervosa e spesso interrotta. Il riflesso di emissione non fa in tempo ad attivarsi che già il bambino si stacca dal seno senza ingoiare quasi nulla. Se riesce a proseguire, fa poppate molto brevi. Davvero di pochissimi minuti. Il rischio è che il seno rimane pieno, il bambino prende poco latte, la produzione tende diminuire ed il piccolo rimane insoddisfatto e nervoso.
  • PRODUZIONE DI LATTE ALTALENANTE : Spesso diventa necessario compensare con poppate frequentissime, anche se molto brevi, e “ad offerta” oltre che “a richiesta”. Inoltre, in alcuni alcuni casi, o per alcuni periodi, può essere necessario l’utilizzo di un tiralatte o di una spremitura manuale frequente ed efficace per mantenere il seno ben drenato e la produzione ottimale
  • ANDAMENTO DIFFICOLTOSO DELLE ROUTINE GIORNALIERE: Alcuni bambini poppano solo se sono semiaddormentati, quando quasi non se ne accorgono, altri solo se sono ben svegli perché riescono poi a gestire meglio la digestione successiva. In entrambi i casi, questo andamento incide in modo significativo sulla routine giornaliera dell’intera famiglia.

Conseguenze del reflusso sull’addormentamento 

In questi casi il bambino difficilmente si addormenta al seno. Prima di tutto perchè la poppata non è quasi mai serena nè sufficientemente lunga, ma anche perchè, dopo la poppata, durante quindi il processo digestivo, con lo stomaco pieno di acidità, è difficile che si rilassi o addormenti.

  • QUASI IMPOSSIBILE ADDORMENTARLI AL SENO: L’utilizzo del seno come metodo di rilassamento, tipico ed utilissimo strumento per il neonato, in questo caso non sempre funziona e rischia anzi di peggiorare le cose. Quindi capire quando invitarlo a poppare o quando e come cercare di addormentarlo senza il seno è davvero un importante esercizio di comprensione e di pazienza (nota: consiglio di provare comunque sempre l’addormentamento al seno, e di evitarlo solo dopo essere ben sicuri che questa routine peggiora la situazione)
  • DIFFICOLTA’ A DORMIRE IN POSIZIONE SUPINA: i bambini che soffrono di reflusso fanno tanta fatica a dormire in posizione supina (se non per pochi minuti, dopo i quali probabilmente si svegliano vomitando) e questo fa sì che lo si debba tenere in posizione eretta, addosso al genitore, quasi 24 ore su 24. Questo è piacevole e normale nell’accudimento di un piccolissimo, che conosce solo la voglia di stare adeso alla sua mamma, ma diventa molto pesante quando questa modalità diviene una costante “obbligatoria” per parecchi mesi, notte compresa, quando dopo la poppata lo si deve tenere sollevato a lungo, addormentandosi spesso insieme, in posizioni improbabili!

Come il reflusso gastroesofageo incide sulle attività quotidiane e sullo sviluppo motorio del bambino

Quando il reflusso dura parecchi mesi è inevitabile che incida anche sulle modalità di accudimento e di gioco o sullo sviluppo psicomotorio del bambino. Facciamo qualche esempio:

  • MOVIMENTO LIBERO A TERRA COMPROMESSO: nei primi mesi di vita del bambino è importante lasciarlo spesso in posizione supina a terra. Questo lascia libero il piccolo di sperimentare il suo corpo e le sue possibilità di movimento e scoperta dandogli modo di raggiungere, in piena spontaneità e gradualità, al rotolamento, allo strisciamento, alla scoperta dei propri piedini (portandoseli alla bocca), etc.  Se la paura di un rigurgito dovesse prendere il sopravvento, si rischierebbe di  mantenere il bambino in una sorta di “immobilizzazione continua” in una sdraietta o circondato da mille cuscini, compromettendo così il gattonare e ritardando anche la deambulazione sicura
  • MINOR SVILUPPO MUSCOLARE: La crescita rallentata, la mancanza di abitudine al movimento fisico, l’abuso di sdraiette o cuscini dietro la testa, incidono anche sul rafforzamento dell’apparato muscoloscheletrico, ritardando a volte la capacità di stare seduto da solo a lungo, le competenze alla masticazione e digestione (importanti per l’inizio dello svezzamento), le possibilità di giocare in modo più strutturato.
  • DIFFICOLTA’ DI GIOCO IN POSIZIONE SEDUTA AUTONOMA O PRONA: Intorno ai 6/7 mesi i bimbi cominciano a sperimentare la postura seduta, solitamente stabile intorno agli 8/9 mesi. Parallellamente al raggiungimento di questa competenza e al desiderio di sperimentare il cibo solido alla tavola dei genitori, nel bambino nasce il desiderio sempre più marcato di muoversi in direzione di un oggetto, osservandolo ed esplorandolo portandoselo dalle mani alla bocca, innumerevoli volte. Il Cestino dei Tesori, a questa età, è infatti una delle proposte migliori per lo sviluppo cognitivo e motorio del piccolo (scopri di più sul Cestino dei Tesori). Quando il reflusso permane oltre questa età è inevitabile che incida anche su questi aspetti. Il piccolo che fatica a stare seduto da solo, è meno autonomo nel raggiungere il Cestino ed il suo contenuto, tendendo a piegarsi un po’ troppo verso i suoi piedi e quindi a comprimersi lo stomaco, dando il via a rigurgiti e conati di vomito improvvisi (anche diretti dentro al Cestino…), oltre che malessere e disagio. Questo, per quanto un genitore cerchi di non limitare le possibilità di gioco e di esplorazione, ovviamente ne limita molto la frequenza e la durata, nonché il desiderio stesso del bambino di giocare in quel modo.
  • DIFFICOLTA’ NEL PRATICARE IL MASSAGGIO INFANTILE: anche la pratica ormai conosciuta e consolidata del massaggio completo al bambino potrebbe non essere gradita, né congeniale. Prima di tutto è praticamente impossibile massaggiarli in posizione supina senza originare un conato e malessere, e non sempre si riesce a ripetere gli stessi movimenti e massaggi tenendo il bambino in altre posizioni. E poi, spesso e volentieri sono bambini ipersensibili al contatto fisico, specie sul torace e sulla pancia, rendendo il massaggio un momento di fastidio più che di relax.
  • DIFFICOLTA’ NEL FREQUENTARE CORSI DI ACQUAMOTRICITA’: perfino le attività in acqua possono essere compromesse. E’ molto probabile infatti che al primo spruzzo che arrivi in gola, al posto del banale colpo di tosse, il piccolo vomiti all’improvviso proprio nel mezzo alla vasca, con conseguenze evidenti a tutti e spesso impedendo il proseguo dell’attività.
  • DISAGIO NEGLI SPOSTAMENTI IN AUTO: anche la postura un po’ compressa nell’ovetto dell’auto, nonché gli inevitabili scossoni, possono essere causa di vomito  e fastidio, così anche le più banali attività che prevedono però uno spostamento in auto finiscono nel dimenticatoio e la mamma spesso si ritrova sola in casa
  • DISAGIO AD ALLATTARE IN PUBBLICO: le poppate difficili e frequenti, i lamenti continui, il vomito imprevedibile e violento, spesso incidono anche sulla possibilità di uscire e di allattare in pubblico,impedendo anche le semplici uscite in pizzeria o una “pausa caffè” in un bar. Molte mamme si trovano seriamente a disagio ed evitano di uscire per parecchio tempo.
  • RICADUTE SULLE MODALITA’ DI SVEZZAMENTO: la difficoltà a stare seduto, l’ipersensibilità a qualsiasi minimo fastidio in gola, a qualsiasi minimo colpo di tosse, rendono difficile anche l’autosvezzamento più puro. Spesso infatti questi bambini fanno fatica a ingoiare facilmente anche i pezzetti più piccoli, e basta un piccolo colpetto di tosse per innescare un episodio di vomito importante. L’inizio dello svezzamento dovrà essere davvero adeguato alle competenze e maturità del piccolo, e nonostante ciò, talvolta, sarà necessario tritare o frullare quasi tutto. Molti bambini continuano a rigurgitare anche il cibo solido, per parecchio tempo. 

Conseguenze emotive e relazionali in una famiglia con un bimbo che soffre di reflusso gastroesofageo

Di fronte a quel lamento continuo, all’impossibilità di calmarlo e addormentarlo al seno, all’impossibilità di coricarlo in posizione supina, all’impossibilità di cambiare un pannolino godendosi il momento di intimità e di gioco  senza incappare nell’ennesimo episodio di vomito, spesso e volentieri si crolla fisicamente ed emotivamente.

  • FATICA FISICA: il fattore stress causato dalla continua sollecitazione fisica cui la mamma è sottoposta in questa situazione è marcato e non andrebbe sottovalutato; non si tratta, infatti, solo di fare due lavatrici di bavaglini in più, ma nel cambiare completamente, dalla testa ai piedi  3/4 volte al giorno un bambino che soffre anche proprio per il semplice gesto di essere cambiato. E non si tratta solo di pulire un rivolo di latte per terra, ma un’inondazione di latte sparsa sul muro della cameretta (quando il rigurgito è a getto succede questo e anche peggio!). Per non parlare di quando il vomito arriva di notte, nel lettone dei genitori, sulla tesa di papà, oppure nell’ascensore mentre si accompagna il più grande a scuola, o, peggio che mai, in macchina. Ditemi voi quanta fatica può esserci in una madre quando deve armarsi di carta assorbente (a quintali), spugne, stracci e  detersivi per ripulire, più volte al giorno mobili, lenzuola, piumini, pelle di pecora, paracolpi, intero rivestimento della culla, rivestimenti dell’automobile, l’unica sua maglietta pulita e stirata della settimana, etc etc… con il piccolo in braccio?!!
  • RICADUTE SUI FIGLI PIU’ GRANDI: è importante non dimenticarsi anche dell’impatto che questa situazione continua provoca nei figli più grandi. Già devono fare i conti con le loro normali reazioni di gelosia, e per di più, l’attenzione verso il neonato, in queste condizioni, è davvero totale e certamente non vissuta felicemente. Spesso si devono interrompere giochi, letture, attività insieme per il continuo malessere del più piccolo e per gli improvvisi episodi di vomito con relativa perdita di tempo e di energie rubate al resto della famiglia.
  • FATICA EMOTIVA : La solitudine e la noia di una donna che non riesce ad allattare fuori casa, il cui bambino spesso la rifiuta e che non riesce a giocare serenamente, a sorriderle dopo la poppata, che non riesce a frequentare gruppi di altre mamme (massaggio, acquamotricità…) incide pesantemente sul suo stato emotivo e sul suo benessere psicologico. Queste mamme vanno aiutata, supportata, ma soprattutto comprese nella loro fatica.

Quali rimedi e consigli per convivere con il reflusso di un neonato?

Dato questo difficile quadro, sembra impossibile sopravvivere. In realtà piano piano si impara a conoscersi meglio, si prevengono comportamenti e ci si ingegna come si può. Ecco qualche piccolo suggerimento.

  • PREFERIRE IL LATTE MATERNO: il latte di mamma è sempre la cosa migliore perché più digeribile, provoca minore acidità di stomaco post poppata e di conseguenza anche minori infiammazioni secondarie (esofagiti e tracheiti).
  • ALLATTARE A RICHIESTA: si permette al bambino di regolarsi da solo, poppando il quantitativo massimo che riesce a tollerare in quel momento e si compensa poppando poco e spesso. Questo aiuta a gestire meglio il fastidio, a mantenere regolare la crescita  e la produzione adeguata
  • SCEGLIERE UN ABBIGLIAMENTO COMODO: scegliere i vestiti in base a quante “manovre” si devono fare per indossarle. preferire ad esempio quei  body e tutine completamente aperti, che si indossano senza necessariamente sollevare nè girare il piccolo, e ovviamente facili da lavare e veloci da asciugare. Non perdete tempo a stirarli!
  • USARE BAVAGLINI STRATEGICI: preferire bavaglini morbidissimi e abbastanza ampi, facili da togliere ed indossare con una mano sola, come ad esempio quelli con un solo bottone a pressione collocato sulla clavicola e non dietro al collo. Meglio evitare quelli con i laccetti o con pizzi e ricami.
  • ATTREZZARE L’AMBIENTE DOMESTICO: lavette e asciugamanini posizionati in ogni angolo della casa, specie vicino alla zona dove si allatta o dove si cambia il piccolo
  • PRATICARE IL BABYWEARING: dovendo vivere praticamente in posizione eretta e vicino alla mamma, il baby wearing diventa praticamente indispensabile. E’ preferibile scegliere una fascia lunga piuttosto che i marsupi e zainetti complicati da lavare. E può essere utile munirsi di un asciugamano o lavetta anche a protezione della fascia stessa
  • MIGLIORARE LA POSTURA IN AUTO: posizionare dietro alla schiena del bambino, nell’ovetto o nel seggiolino auto, un piccolo spessore. Una copertina piegata oppure  il cuscinetto di gommapiuma con i buchi, così da evitare che il piccolo sia troppo “incassato” e lo stomachino compresso
  • SCEGLIERE UNA POSTURA ADATTA PER IL GIOCO: giocare con il bambino tra le proprie gambe, seduti per terra insieme, con la sua schiena appoggiata al proprio petto. Così da permettergli l’interazione col mondo, con gli oggetti, senza metterlo necessariamente per terra supino o seduto da solo troppo a lungo. Ma permettetegli comunque di sperimentare la posizione supina libera il più possibile, compatibilmente con la situazione (magari per poco tempo ma spesso)
  • MIGLIORARE INTERAZIONE E RELAZIONE: sfruttate il fatto di doverlo tenere spesso sollevato o tra le vostre braccia per coccolarlo e riempirlo di sorrisi e attività piacevoli, stando spesso a seno nudo, pelle a pelle anche senza poppare, in modo che il piccolo non associ il seno sempre e solo come un momento di disagio. Questa dinamica positiva, compensatoria e rilassante, è davvero importante
  • CERCARE AIUTO E SDRAMMATIZZARE: cercare un supporto pratico, ma anche emotivo (anche professionale), affinché queste difficoltà non abbiano influenze negative a lungo termine. Cercare conforto e confronto per sminuire un po’ la problematica, sdrammatizzandola, e condividendo le avventure di “pulitrici di rigurgiti”, per non soccombere al disagio e non alimentarlo di ulteriore negatività. Sfruttate le braccia del papà e dei nonni per farvi aiutare a condividere il baby wearing continuo. E chiedete, se possibile, un aiuto domestico per aiutarvi a pulire o stirare.
  • PROVARE CON L’OSTEOPATIA: solitamente un ciclo di trattamenti osteopatici ha un discreto successo in certi casi
  • NON SENTIRSI IN COLPA!: condividete il vostro disagio fisico ed emotivo con il partner e parlate con i vostri figli più grandi, per spiegare a loro e a voi stesse cosa esattamente sta succedendo. Evitate quindi di farvi carico di tutto il peso e non sentitevi eccessivamente responsabilizzate. Ricordatevi e ripetetevi che NON è COLPA vostra! Un bambino che rifiuta di poppare, ad esempio, non sta rifiutando la mamma, è semplicemente un bambino che sta vivendo una situazione di disagio importante, che va compreso ed aiutato come si può. 
  • RICORDARSI CHE PRIMA O POI PASSA TUTTO!: Prima o poi l’incubo finisce. Prima o poi il bambino recupera peso e altezza, recupera tonicità, voglia di vita, voglia di correre e saltare, perfino di andare in piscina e di inondarsi di spruzzi senza subirne conseguenze. Quindi portate pazienza e tenete duro!

Concludo ribadendo la necessità di NON SOTTOVALUTARE mai IL DISAGIO di queste famiglie. Perché è un disagio reale, costante e prolungato, che porta conseguenze negative reali e significative.  NON LIMITIAMOCI QUINDI A DARE SCIROPPI O A SMINUIRE IL PROBLEMA COME SE NON ESISTESSE, ma aiutiamole concretamente se possibile, e soprattutto DIAMO ATTO ALLA LORO FATICA E RICONOSCIAMONE LA PORTATA, perché questo è il primo balsamo per sanare le loro ferite.

Agosto 17th, 2016|Categories: ALLATTAMENTO, PEDAGOGIA, VITA DA MAMMA|Tags: , , , , |Commenti disabilitati su Reflusso Gastroesofageo: solo una questione di bucato?