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Quelle strane bestie chiamate Solitudine e Stanchezza

Wildcat-1Solitudine è una brutta bestia. E’ strana, subdola, bestia timida, non facile da scorgere. Si nasconde tra le pieghe dei “va tutto bene”, tra i meandri dei “come sono felice”, e si cela abilmente nei cespugli di “è esattamente la vita che volevo”!  Questo suo atteggiamento la rende particolarmente forte e resistente, non è facile catturarla ed allontanarla. A volte ci accompagna nelle nostre foreste interiori, per anni, senza nemmeno che ce ne rendiamo conto. Solo i cacciatori ben allenati hanno occhi attenti per intravederla nel nostro sguardo o ascoltarne il grido mescolato alle nostre parole. Ma non sempre sappiamo chiedere aiuto a tali esperti.  Solitudine, molto di frequente, va a spasso con Stanchezza. Stanchezza è bestia quasi peggiore di Solitudine. Se la Solitudine disorienta, lavora di nascosto, confonde la vista senza farsi vedere, Stanchezza invece è molto più spregiudicata. Non si riesce proprio a nasconderla. Fiumi di fondotinta a mascherare le occhiaie, sedute dal parrucchiere a cercare di contenerla tra i ricci dei nostri capelli, tentativi di rinchiuderla nei vestiti dal profumo di nuovo, ma tutto fallisce. Stanchezza quando c’è, c’è,  e si fa vedere benissimo.

Insieme lavorano alla grande: negano le evidenze e modificano i tratti della nosra stessa anima. Logorano giorno dopo giorno. Divorano la nostra lucidità, erodono i contorni del nostro cuore, fino a sprofondarci nella disperazione più totale. Uno dei loro scherzi migliori è annebbiare la vista, mascherare la realtà e confondere il percorso. E a volte capita che riescano a farci perdere.

E capita così che ci perdiamo in un mare di millilitri di latte, con i quali misuriamo la nostra competenza materna;  e che ci perdiamo nel numero, sempre sbagliato, di pannolini sporchi che con tanta fatica cambiamo e ricambiamo di continuo; o che ci perdiamo nel numero di poppate che non sono mai quelle che si vorrebbero o dovrebbero, e che ci perdiamo tra i percentili di tabelle poco significative, che si arruolano a bibbia dei neonati; oppure capita che ci perdiamo tra le lacrime continue di un neonato inconsolabile, straziante fatica quotidiana dalla quale sembra non esserci via di uscita, o tra le ore di sonno rubate e mai più ritrovate.

Fortunatamente Solitudine e Stanchezza hanno un punto debole. Sono facilmente annientabili. Quando, infatti, guardandosi allo specchio, si riesce ad intravedere gli occhi spietati di Solitudine e quando si smette di nascondere l’incontenibilità di Stanchezza, allora, finalmente si è in grado di chiamare rinforzi. Già, perchè Solitudine e Stanchezza si combattono esclusivamente in branco. Un’azione di caccia solitaria non porta a buoni risultati. L’azione di branco consiste soprattutto nella condivisione aperta e sincera delle proprie esperienze, sensazioni, emozioni. Comporta eliminare tutti i cespugli intrecciati di “finta felicità”, “assoluto benessere”, “immensa soddisfazione”, comporta radere al suolo il muro della vergogna, e soprattutto estirpare le radici profonde delle “assolute certezze ultraperfezioniste” nelle quali ci ostiniamo a credere. E questa opera di eliminazione di tali sterpaglie, nido preferito delle bestie in questione, va eseguita in gruppo. Solitudine ha paura di essere osservata da tanti occhi, è tanto timida da fuggire di fronte al vociare ridente di altre donne, scappa di fronte alle lacrime condivise, e al rumore sereno di parole che aiutano a ricomporre i pezzi del proprio cammino.  Stanchezza poi, esuberante com’è, ha assolutamente bisogno di molte braccia che la contengano. Braccia che si danno da fare, braccia solidali e silenziose di altre donne che si alternano nel pulire, cullare, sfamare, giocare. Non ci sono altri modi tanto efficaci. Solo il Gruppo sconfigge Solitudine e Stanchezza! E non importa come sia costituito questo gruppo. Non importa che sia composto da 2/3 membri o da una moltitudine di donne, non importa che abbia al suo interno gli occhi allenati di una cacciatrice esperta, o solo occhi attenti di chi desidera condividere la propria esperienza, e non importa che sia un gruppo reale, virtuale o telefonico. L’importante è che ci sia. Sempre. Certo, alcuni gruppi sono più efficaci, alcuni gesti di presenza reale sono insostituibili, alcune parole dettate dall’esperienza possono essere determinanti, ma l’importante è che Gruppo sia.

Ma il primo passo, care mamme, spetta proprio a noi. Guardarsi negli occhi e osservare in profondità i nostri sentimenti, i nostri vissuti, le nostre paure, i nostri dubbi. Quando Solitudine e Stanchezza sono presenti, è inutile negarlo. Far finta di nulla e proseguire il cammino spesso porta a brusche cadute e a improvvisi crolli. Ammettere la nostra fatica non è arrendersi. Ma è il primo passo verso un nuovo benessere. E soprattutto, mai e poi mai, vergognarsi di fare fatica quando questa fatica è fatta solo per amore!

Gennaio 25th, 2014|Categories: VITA DA MAMMA|Tags: , , , , , |Commenti disabilitati su Quelle strane bestie chiamate Solitudine e Stanchezza