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Fai pace con gli strumenti utili in allattamento!

Per allattare serenamente e senza dolore occorre essere preparate. O meglio, informate.
Non è possibile determinare tutte le variabili legate alla relazione di allattamento, ma conosciamo tutto quello che è in nostro potere fare per garantirci un buon inizio quindi possiamo attivarlo.

Le evidenze lo dimostrano da anni e i 10 passi Unicef sono un ottimo riassunto.

Come assicurarsi un buon allattamento? In generale potrei condensare il tutto in poche righe:

  • un parto non medicalizzato, che abbia quindi meno probabilità di complicanze e traumi
  • un’accoglienza al neonato che rispetti e favorisca l’attivazione dei riflessi deputati alla relazione e alla suzione (contatto pelle-pelle prolungato, il primo attacco al seno in sala parto)
  • sostegno competente (davvero competente!) nei primissimi giorni post parto
  • sostegno emotivo di chi sta vicino alla donna

Ne ho parlato approfonditamente in questo articolo.

Ma quando le cose non vanno come dovrebbero?
Quando l’allattamento sta dando dei problemi e si ha bisogno di un aiuto più “deciso”, cosa succede?

Quando l’allattamento ha bisogno di tecnica

Quando il bambino non sta crescendo come dovrebbe, il latte scarseggia, il dolore ti tormenta, la gestione è insostenibile, occorre fare qualcosa. Subito.

Prevenire 

Lo sottolineo di nuovo: la maggior parte dei problemi che si hanno durante l’allattamento va prevenuto con un parto migliore, un’accoglienza del neonato, un buon supporto successivo.
Io ho partorito in casa, con ottima assistenza e nelle migliori delle condizioni possibili eppure ho avuto comunque degli avvii faticosi. Sai perché? Perché non dipende tutto da te!

L’allattamento è una danza a due e quando è il bambino che fa fatica a ingranare questa danza può avere dei problemi e va recuperata il prima possibile. Non dipende tutto solo da te.

Ne ho parlato anche qui. Quindi prevenire, informarsi, immergersi mentalmente nel proprio femminile, nella propria potenza creatrice, nella propria istintualità è fondamentale, ma non sempre è l’unica cosa da fare.

Comprendere il problema 

A volte la prevenzione migliore sta nel saper cogliere immediatamente eventuali problematiche o sostenere a priori le donne o i neonati che sono, già in partenza, più fragili e potenzialmente a rischio:

  • mamme con patologie pregresse o in atto che possono incidere sulla produzione di latte o nella gestione dell’allattamento (ad esempio, mamme con diabete, problemi di tiroide, ovaio policistico, con interventi al seno, ecc.)
  • bambini con fragilità: prematuri, ipotonici, itterici, con frenulo corto, con plagiocefalia (tutte problematiche che rendono più difficoltoso l’inizio)

Sono tutte situazioni che richiedono attenzione e spesso invece vengono sottovalutate o trattate come tutti gli altri casi (“Attaccalo spesso e vedrai che va tutto bene…”, non sempre è sufficiente).

Intervenire subito 

Quando le cose stentano a partire, non è molto saggio aspettare troppo. O almeno, non è saggio lasciare la donna sola a provare e limitarsi a dire “Controlliamo tra una settimana”.

Durante quella settimana solitamente succede di tutto di più e la crisi scoppia in tutta la sua urgenza.

Il mio approccio è sempre quello di indagare bene la situazione per capire fino a che punto è bene aspettare e lasciare che il tempo e le competenze di mamma bimbo si attivino, e fino a che punto invece è importante dare immediatamente suggerimenti utili e magari introdurre qualche strumento necessario.

La mia esperienza mi insegna che è meglio prevenire che curare, ma che è anche meglio intervenire subito con piccoli aggiustamenti o per pochi giorni piuttosto che trascinare situazioni alla deriva e non riuscire più a recuperare successivamente.

Fare amicizia con la tecnica e pace con gli strumenti utili in l’allattamento

A volte, per sistemare un po’ le cose, possono essere necessari dei piccoli aiuti.

Non credo che usare gli strumenti giusti e introdurre un po’ di tecnica rovini la poesia di un allattamento.
L’allattamento si rovina quando fa male, quando il bambino non cresce nonostante tutta la fatica, quando non capisci più niente di cosa succede, quando non ti senti sicura della strada che stai percorrendo.

Noi le chiamiamo “le stampelle” dell’allattamento: se in quel momento la tua gamba cede e ha bisogno di un appoggio, perché costringerla a fare fatiche inutili e controproducenti quando con l’aiuto di una stampella si cammina meglio e si guarisce prima?

Ad esempio, perché ostinarsi a dire che il tiralatte compromette l’allattamento (cosa che non ha alcun fondamento scientifico) quando invece, se usato correttamente con modelli adeguati e funzionali, può “salvare” un allattamento altrimenti destinato a fallire o a essere fonte di problemi maggiori?

Sono perfettamente d’accordo sul fatto che, ad esempio, sarebbe meglio evitare di sollecitare male le articolazioni per prevenire il dolore al menisco ma, se il menisco è ormai già compromesso, è molto peggio continuare a bypassare il problema sforzandosi di camminare senza ausili né operazione piuttosto che sistemare tutto all’origine, presto e bene.

E sono ben consapevole che camminare con le stampelle è faticoso ma, se ha un senso e c’è un programma di recupero che viene portato avanti contemporaneamente, è molto meno faticoso usare le stampelle per poco tempo piuttosto che compromettere il camminare futuro.

E quando la tecnica prevede del latte artificiale o un biberon?

Questi strumenti vanno subito tutti demonizzati in partenza oppure ci si può ragionare con competenza, scientificità di informazioni e ascolto empatico? Io opto per la seconda.

Se un operatore è davvero competente (ma davvero davvero!) è perfettamente in grado di comprendere la competenza di suzione di un bambino, il suo margine di miglioramento senza aiuti o scegliere quale tipo di ausili usare.

Il problema non è la tecnica o lo strumento usato di per sé, ma la scelta del momento giusto in cui usarlo, di quale usare, come e quale programma alternativo attivare per tornare il prima possibile alla poesia e alla naturalità della vicenda.

L’osservazione di mamma e bimbo, della poppata, l’ascolto profondo privo di condizionamenti e pregiudizi e la competenza nell’utilizzo delle tecniche sono la chiave affinché la tecnica sia davvero solo una stampella passeggera e l’allattamento possa avviarsi e proseguire nel migliore dei modi.

Unire sapientemente tecnica e istinto 

Negli anni precedenti ho assistito, e vissuto anche come madre, alla dicotomia netta e violenta tra medicina e natura, tra poesia e tecnica, tra allattamento artificiale e allattamento al seno esclusivo, tra svezzamento tradizionale rigido a auto-svezzamento più estremo.

Io sinceramente sono stanca di queste dicotomie, di queste estremizzazioni. Sia in un senso che nell’altro.
Credo che siamo nell’epoca storica ideale per metter fine a queste inutili e sterili battaglie e trovare la strada migliore dal punto di vista olistico e di complementarietà.

Tenere conto, allo stesso modo, di scienza, tecnica, istinto, amore e poesia non è utopia, è il futuro. E le neuroscienze ne sono un grande esempio.

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